Pa-ra-da

Pa-ra-da
Regia: Marco Pontecorvo
Produzione: Italia, Francia, Romania 2008 – Drammatico
Interpreti: Jalil Lespert, Daniele Formica, Evita Ciri, Gabi Rauta, Patrice Juiff, Bruno Abraham Kremer, Gabriel Rauta

Romania, 1992. Tre anni dopo la caduta del regime di Ceausescu Miloud Oukili, clown di strada francese di origini algerine, giunge a Bucarest. Qui si trova di fronte a una realtà terribile. Centinaia di bambini dai tre ai sedici anni vivono nel sottosuolo della città, sopravvivono grazie a furti, accattonaggio e prostituzione. Si tratta di bambini scappati da squallidi orfanotrofi o da altrettanto deleterie situazioni familiari. Miloud ha un sogno: vincere la loro indifferenza a tutto (causata anche dai vapori di colla o di vernici che inalano come droga). Ci riesce con lavoro lungo e faticoso conquistandone la fiducia e trasformandoli in artisti di strada che oggi sono noti in tutto il mondo.
Marco Pontecorvo, noto direttore della fotografia, prosegue la ricerca appassionata nei confronti delle storture della società che già era propria dell’indimenticato padre Gillo (a cui il film è dedicato). Lo fa con rispetto per la materia, consapevole com’è della difficoltà di raccontare una realtà che ha i suoi protagonisti (Miloud in testa) tuttora attivi e riconoscibili. Pontecorvo tocca inevitabilmente le corde della commozione (in particolare grazie alla bravura del giovanissimo neoattore che interpreta Cristi) ma lo fa con pudore, attento com’è a non realizzare un’agiografia dal tono un po’ favolistico ma consapevole di una tragica condizione umana ancora non sanata (a Bucarest come in altre, troppe parti del mondo). La clownerie, così come nella vera storia dei ragazzi, diventa l’occasione di sorriso in mezzo al dolore. Si tratta però sempre di un sorriso amaro in cui domina una regola: quella del rispetto per la parola data e per le persone. Una regola che troppo spesso la società dimentica.
Giancarlo Zappoli, www.mymovies.it

Marco Pontecorvo
(Roma, 8 novembre 1966)

Figlio di Gillo, il regista de La battaglia di Algeri. Dopo essersi diplomato nel 1984 alla scuola di cinematografia R. Rossellini, tra il 1985 e il 1990 lavora come assistente operatore per molti film, spot e documentari. Poi tra il 1990 e il 1996 lavora come operatore di macchina e steadycam in 13 film e numerose altre pubblicità. Anche come direttore della fotografia firma noti spot, documentari e cortometraggi, oltre che film di rilievo internazionale come ad esempio Firewall e Gangs of New York, vincendo molti premi. Esordisce alla regia nel 2002, con Ore 2: calma piatta, per il quale vince il nastro d’argento per il miglior cortometraggio.
Il suo primo lungometraggio è Pa-ra-da (2008) presentato nella sezione Orizzonti, alla 65ma Mostra del cinema di Venezia.

Il sogno di Miloud
di Tirza Bonifazi Tognazzi, www.mymovies.it, 17 settembre 2008
Nel 1992 Miloud Oukili, giovane franco algerino con la vocazione per l’arte circense, incontra – e si scontra – per la prima volta con i ragazzi di strada di Bucarest. Abbandonati dalla società e costretti a una vita al margine nell’indifferenza delle istituzioni locali, i bambini offrono a Oukili la possibilità di sognare un futuro migliore. La sensibilità di Oukili lo spinge ad avvicinarsi a loro con l’uso della fantasia e con il gioco, portandoli a poco a poco a fidarsi di lui, trovando allo stesso tempo un modo per recuperarli da un futuro buio e incerto togliendoli dalla strada e riconsegnandoli a una strada altra, quella dell’arte che oggi li vede girare in tournèe con Pa-ra-da, la compagnia circense che rappresentano. È una storia che rischiava di non superare mai i confini della città se non fosse stato per l’interesse della stampa, che Miloud Oukili ha voluto ringraziare personalmente nell’incontro che si è svolto nel primo pomeriggio romano. A raccontare, usando il linguaggio cinematografico, la storia di Oukili e il sottosuolo della città di Bucarest (realtà comune anche ad altre città sparse nel mondo) è Marco Pontecorvo che ha tramutato il sogno di un ragazzo in Pa-ra-da, un film sul recupero dei bambini abbandonati della Romania.

Avvicinarsi ai ragazzi di strada come regista
Marco Pontecorvo: Per poter lavorare insieme era necessaria una confidenza reciproca. Loro ti conquistano e tu devi cercare di conquistarli. Il lavoro si è basato su uno scambio e su un rapporto di mutua fiducia. Poco prima di iniziare le riprese uno dei ragazzi – che nel film interpreta Vlad – aveva avuto uno scontro con uno degli educatori ed era scappato dall’appartamento sociale dove viveva. Siamo andati a cercarlo in stazione e quando l’abbiamo trovato l’ho fatto ragionare sul fatto che io gli avevo dato fiducia e gli ho spiegato quanto fosse importante realizzare questo film. Non ho più avuto problemi con lui, da quel giorno è stato preciso e puntuale come un orologio svizzero. La verità è che i ragazzi ti rispettano se tu rispetti loro. C’era anche molto spazio per il gioco fuori dal set, per compensare il fatto che le riprese a lungo andare potessero risultare noiose. Abbiamo organizzato una partita di rugby in cui ci mancava poco che mi rompessi una costola. Credo che fare questo film sia stata un’esperienza che ha portato alla crescita di tutte le persone coinvolte, me per primo.

L’opposizione delle istituzioni
Miloud Oukili: La verità è che ho commesso un errore. Quando sono andato per la prima volta in Romania ero molto giovane, avevo la rabbia della mia età e volevo fare la “rivoluzione”. Avevamo puntato centoundici ragazzi che vivevano nella stazione e non potevamo pensare di riuscire a portarli in salvo. Forse per una questione di egoismo non ci siamo dati il tempo di spiegare alle istituzioni qual era il nostro scopo, e questo nel tempo è andato in nostro sfavore. Oggi il rapporto con le istituzioni è molto cambiato ed è sicuramente migliore di allora.
Marco Pontecorvo: Anche nel film, sebbene non ci fosse lo spazio per raccontare tutti i poliziotti, i buoni e i cattivi, ho voluto comunque mostrare l’altra faccia della medaglia attraverso l’incontro di Tea con il poliziotto, al bar. Lui, ad esempio, ha un atteggiamento paterno nei suoi confronti e con quella scena ho voluto bilanciare le due realtà, quella negativa e quella positiva. Da parte nostra non c’è mai stata l’intenzione di giudicare il sistema politico e sociale romeno. Abbiamo semplicemente cercato di fotografare una situazione senza essere didascalici.

La magia dell’umanità e del cinema
Miloud Oukili: Da piccolo ero affascinato da Zapata il Clown, dai Fratellini, da Chaplin, da Fellini e dai suoi film e ho capito che la magia rende possibile ciò che apparentemente non lo è. Quando ho visto per la prima volta Pa-ra-da ho avuto l’impressione di aver sognato un pezzo della mia vita. La realtà di quell’epoca è stata riprodotta molto bene da Marco. L’unica differenza sta nel fatto che non ero solo in quell’avventura. Ho avuto la fortuna di avere al mio fianco un’équipe di romeni composta da un medico, un educatore e un animatore. Mi premeva che non uscisse fuori un’immagine “angelica” di me. So per certo che non ho mai salvato una persona in vita mia, sono stato io, semmai, a salvarmi. Apprezzo e stimo l’opera di Madre Teresa, ma non sono lei. Il mio sogno era di diventare un bravo pagliaccio e ho solo seguito quel sogno. Poi, una volta entrato in contatto con i ragazzi, ho cercato di non avere paura della strada, ma di capirla e motivare qualcun altro a farlo con noi.