Regina Catrambone

Donna d’affari italiana, siciliana, non sopportava più l’idea di stare a guardare i disperati che perdevano la vita in mare e così ha deciso di comprare una nave, ribattezzata Virginia, per aiutarli e soccorrerli in prima persona. L’Ong che ha fondato insieme al marito, Christopher Catrambone, la MOAS (Migrant Offshore Aid Station), ha sede a Malta. L’equipaggio del MOAS conta 18 persone. Christopher individuò in Virginia una nave d’esplorazione, la Phoenix, la fece modificare per realizzare quella che sarebbe diventata la piattaforma di salvataggio e, con una piccola squadra, attraversò l’Oceano Atlantico per raggiungere il porto di Marsa, a Malta. Con l’ingresso in organico di Martin Xuareb nelle veci di direttore della fondazione, Marco Cauchi in quelle del capitano, e ancora medici, paramedici, film-maker e altri membri dell’equipaggio per un totale di 18 persone, nacque la squadra del Moas. Dopo aver dotato la nave di droni ad alta tecnologia «che possono volare solo in acque di competenza maltese», spiega Martin, il Moas effettuò la prima spedizione di recupero il 25 agosto 2014. In quell’occasione recuperò 300 persone sotto la guida della Capitaneria di Porto di Roma (tra loro 227 tra siriani e palestinesi, di cui 130 uomini, 40 donne e 57 bambini) e intercettò un gommone con a bordo 96 migranti provenienti dalla zona sub-sahariana. «Siamo come un’ambulanza: soccorriamo le persone in difficoltà in fretta e diamo loro le prime cure», spiega Regina. Il modus operandi è sempre lo stesso: quando viene avvistato un gommone o un’imbarcazione in difficoltà, il team a bordo della Virginia si avvicina mantenendo la distanza di sicurezza. Poi porta a bordo i migranti e fornisce loro cibo e acqua. (da Moas, la prima fondazione privata salva-migranti, di Maurizio Bongioanni, www.lettera43.it, 19 Novembre 2014).