Paolo Preti

Modenese di 55 anni, sposato con 5 figli, il suo personale miracolo se lo è costruito praticamente da solo: la sua azienda, la «Meta» (Meccanica di precisione), una trentina di dipendenti, un giro di affari sui 3 milioni.Il 20 e 29 maggio, e poi il 3 giugno, per non contare altre decine di scosse oltre il quinto grado della scala Richter, un terremoto ha distrutto case e aziende, chiese e negozi, centri storici e scuole di 58 Comuni tra Modena, Bologna, Ferrara, Reggio Emilia. Il 10% del Pil regionale e l’1% di quello nazionale. Morirono 27 persone, altre 300 rimasero ferite. La sua azienda, completamente distrutta, non solo ha ripreso a pieno ritmo, «ma l’ultimo fatturato è stato superiore del 10% a quello del 2011, prima del sisma». Non fa polemica, non ha tempo, è uomo concreto: «I danni superavano i 6 milioni, se si considera la distruzione del capannone, la perdita delle scorte e dei macchinari». Da quel maggio 2012 esistono due «Meta». Una, a San Felice sul Panaro (Modena), è un ammasso di macerie segnato dal ricordo crudele di tre vite spezzate: l’ingegnere Gianni Bignardi, 62 anni, il caporeparto marocchino Mohamad Azarg, 46, e l’operaio indiano Kumar Pawar, 27. L’altra «Meta», quella funzionante ora, è poco distante, a Bomporto. «Siamo stati costretti a delocalizzare. Il vecchio stabilimento è rimasto per 6 mesi sotto sequestro, i dipendenti sono finiti in cassa integrazione, ma nel frattempo siamo riusciti a recuperare qualche macchinario e a ricostruire la rete della clientela». Preti è solo uno dei tanti volti di una ricostruzione che, a strappi, rallentata dalla burocrazia e da una crisi feroce (la protesta dei vari comitati riguarda le disagiate condizioni di vita nei moduli provvisori, l’esosità delle bollette e la mancanza di una fiscalità agevolata), ha già investito più di 4 miliardi (un altro è in arrivo): «Non abbiamo mai promesso miracoli – ripete il governatore Vasco Errani -, ma torneremo più forti». Quando qui dicevano «Tinbòta!» (Tieni botta!) non era solo uno slogan (da «Così sono rinato (da solo) dopo il sisma», di Francesco Alberti, Corriere.it, 20 maggio 2014).