Marco Rizzonato

Dopo essersi lasciato alle spalle gli anni “burrascosi” della sua adolescenza, decide di lavorare in parrocchia. Con un gruppo di pellegrini partecipa all’ostensione della Sindone nel 1978 e matura il desiderio di passare un periodo al Cottolengo. Viene assegnato al reparto che ospita i malati di sclerosi multipla e vive un’esperienza che lo cambia profondamente. Al suo rientro nel Milanese si sente irrequieto, il suo cuore è rimasto tra le mura della Piccola Casa. Il primo febbraio 1981 entra nella congregazione. Ci vorranno molti anni però prima che riesca a dar vita alle numerose attività in ambito artistico per i disabili. Al suo fianco operano volontari, artisti, professionisti. Nel 2000 viene chiamato in carcere a raccontare la sua esperienza con i disabili ai detenuti della casa circondariale torinese Lorusso Cotugno; è così coinvolgente che i carcerati gli chiedono di diventare volontari al Cottolengo. Un desiderio irrealizzabile, ma poi fratel Marco ha un’illuminazione: se loro non possono uscire dal carcere ci possono entrare i disabili. E così è stato, anche qui non senza difficoltà. Ma da allora è un filo che non si è mai interrotto. Nel 2003 ha fondato l’Associazione Outsider con lo scopo d’integrare le persone disabili attraverso l’arte-terapia. Da questa iniziativa nasce il libro L’incontro tra la persona disabile e il detenuto. Un modo per crescere e migliorare, Armando Editore, 2011. Il 29 aprile 2016 ha inaugurato un laboratorio per i poveri, dove le persone possono ricevere cure gratis, “perché la salute è un diritto ed è anche un atto d’amore. Se una persona sta bene può rimettere in piedi la sua vita e tornare a lavorare per gli altri”. Si occupa anche di agricoltura sociale per il recupero di terreni non più utilizzati. Collabora con alcuni insegnanti della LUMSA di Roma e del Politecnico di Torino.