Luigi Mazzucato

Don Luigi Mazzuccato è nato a Saccolongo (Padova) l’8 Gennaio 1927. Ordinato sacerdote nel 1950, nel 1955 ha conseguito la laurea in Teologia presso la facoltà Gregoriana di Roma. Dal 1955 al 2008 è stato Direttore e anima instancabile di Medici con l’Africa Cuamm. Per oltre sessant’anni la sua vita si è  intrecciata con la storia della prima Ong italiana, una sfida raccolta con dedizione e impegno, con una forte dose di coraggio e di entusiasmo. Con all’attivo oltre 100 viaggi di missione nel continente africano, don Luigi ha accompagnato, con la sua presenza silenziosa, il lavoro di Medici con l’Africa Cuamm, animato da quell’ “Euntes curate infirmos” (Mt 10,6-8) che ha fatto suo in tutta la sua vita e che, scolpito sulla vetrata d’ingresso della sede, era stato scelto dai fondatori del Collegio ad indicare le finalità e l’ispirazione di Medici con l’Africa Cuamm, il senso del suo esistere e lo scopo del suo operare. Nel 2010 è stato insignito della Laurea Honoris Causa in Istituzioni e Politiche dei Diritti Umani e della Pace dall’Università di Padova, nell’ambito delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario di Medici con l’Africa Cuamm, che si sono svolte alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Don Dante Carraro, attuale direttore di Medici con l’Africa Cuamm, lo ricorda così: «Sotto quell’immancabile vestito nero, accompagnato dall’altrettanto inconfondibile berretto (ovviamente nero), c’era la scoperta, quotidiana e riconoscente, di un arcobaleno, colori armoniosi e intensi di una personalità ricca e piena di vita. Di quell’arcobaleno mi piace citare solo alcuni colori: i poveri, che per don Luigi sono il patrimonio di Dio; le persone, che sapeva sempre ascoltare e mettere al centro; la Provvidenza e il fidarsi del progetto di Dio, in ogni momento; e, infine, la preghiera, sorgente fresca e limpida della sua vita». E Paolo Rumiz, nel libro, Il bene ostinato, Feltrinelli 2011, dedicato alla storia del Cuamm, così lo descrive «E poi quel prete magro che chiamava la gente di notte: era lui il filo rosso, lui – il broker delle anime viaggianti- che aveva attraversato il tempo e di quel tempo aveva conservato memoria».