Francesco Pennisi

Sin dalla più tenera età manifestò grande interesse verso la musica; nell’immediato dopoguerra ebbe occasione di assistere ad un concerto dove Luigi Dallapiccola presentò sue musiche, e ne rimase profondamente impressionato. Cominciò a scrivere le primissime composizioni da autodidatta, influenzato soprattutto da Webern e Debussy. Nei primi anni Cinquanta, dalla Sicilia si trasferì a Roma, dove frequentò la facoltà di lettere dell’Università, ed allo stesso tempo iniziò gli studi di composizione sotto la guida di Robert W. Mann.Negli anni ’60 è stato tra i fondatori di NuovaConsonanza con Aldo Clementi, Franco Evangelisti e Daniele Paris. È del 1972 la sua prima esperienza di teatro musicale, Sylvia simplex e  del 1982 la seconda, Descrizione dell’Isola Ferdinandea. Nel 1991 fu messa in scena a Gibellina L’esequie della luna, la sua terza opera, alla quale seguì, per la Biennale di Venezia del 1995, Tristan su un inedito giovanile di Ezra Pound. Ma il catalogo delle sue opere è in prevalenza costituito da opere cameristiche e per orchestra. Tra le prime, è da citare il ciclo Carteggio per flauto, violoncello e clavicembalo, la cui prima si ebbe a La Fenice nel 1979. Tra le opere vocali si ricordano Era la notte ( 1982), Medea dixit (1993), Aci, il fiume (1986), Altro effetto di luna (1996), L’ape iblea (1998). Tra le opere più recenti, Nox erat (2000). Alla produzione grafico-pittorica di Francesco Pennisi si devono tre libri: Deragliamento ( 1984), Paesaggi di memoria inattendibile (1994), In margine al pentagramma (2001) e diverse mostre.Come pittore amò e praticò spesso la tecnica dell’acquarello, tecnica che sovente mise in relazione anche alla sua musica, riguardo alla leggerezza dei toni ed alla chiarezza del segno. È morto prematuramente a Roma l’8 ottobre 2000.