Francesco Giannattasio

Professore ordinario di Etnomusicologia presso l’Università La Sapienza di Roma,ha partecipato come musicista al movimento del folk revival italiano ed è stato fra i fondatori di vari gruppi di ricerca e sperimentazione musicale degli anni Settanta. Dal 1979 si è dedicato a tempo pieno allo studio etnomusicologico, sotto la guida di Diego Carpitella (e, per un periodo di études approfondies a Parigi, di Gilbert Rouget). Dal 1987 è docente universitario di ruolo: prima, come professore associato di Etnomusicologia presso l’Università della Basilicata (1987-1995) e, dal 1995, come ordinario della stessa materia all’Università di Roma «La Sapienza», occupando la Cattedra che fu di Diego Carpitella. Dal 1990 al 2001 ha diretto l’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, del quale tuttora presiede il Comitato scientifico e cura i Seminari internazionali di Etnomusicologia. Per alcuni anni, inoltre, è stato Conservatore degli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.Nella sua attività di ricerca ha svolto indagini sui repertori vocali e strumentali di tradizione orale dell’Italia meridionale e della Sardegna, (cfr. ad es. il disco Sardegna 1 – Organetto, curato assieme a Bernard Lortat-Jacob, Fonit-Cetra 1982), per estendere in seguito i propri interessi ad altri ambiti: la musica somala, con ricerche su campo dal 1981 al 1998, linguaggio e musica, musica e poesia. Fra le sue numerose pubblicazioni: i volumi L’organetto – Uno strumento musicale contadino dell’era industriale, Bulzoni 1979; Il concetto di musica, La Nuova Italia Scientifica 1992; Sul verso cantato, Il Poligrafo 2002, assieme a Maurizio Agamennone; i saggi «Music and Metre in Somali Poetry», SOAS 1996, con Giorgio Banti; «Poetry», Blackwell 2004, con Giorgio Banti; «Dal parlato al cantato», Einaudi 2005 e il recente «Ci ragiono e (disin)canto – Riflessioni su “musica popolare”, etnomusicologia e folk music revival in Italia a vent’anni dalla scomparsa di Diego Carpitella», Vecchiarelli 2011.