Carlo Sgorlon

Scrittore, è stato il poeta dell’equilibrio, dell’intreccio con la storia e con l’ambiente in cui si innesta il ciclo delle sue esperienze; ha dato vita ad un genere di romanzo che si rinnova di continuo. I suoi romanzi hanno per tema specialmente la vita contadina friulana con i suoi miti, le sue leggende e la sua religiosità, le guerre mondiali, il dramma delle guerre mondiali e delle foibe, le storie degli emigrati, le difficili convivenze delle varie etnie linguistiche; spesso proprio il passato e le radici rappresentano per Sgorlon gli unici elementi risananti del mondo. Ha vinto oltre quaranta premi letterari, tra cui: Il Supercampiello, Lo Strega, Il Napoli, Il Flaiano, Il Nonino, L’Isola d’Elba, L’Hemingway, Il Latina, Il Fiuggi, Le Palme D’oro, Il Tascabile, Il Basilicata, Il Penne, Il Taranto, Il Vallombrosa, Il Casentino, L’Enna, Il Rapallo, il Rosone d’oro, il Regium Julii e lo Scanno. È morto a Udine il 25 dicembre 2009.

Tra gli ultimi suoi testi: Il processo di Tolosa, Mondadori 1998; Il filo di seta, Piemme 1999; La tredicesima notte, Mondadori  2001; L’uomo di Praga, Mondadori 2003; Le sorelle boreali, Mondadori 2004; Il velo di Maya, Mondadori 2006; L’alchimista degli strati, Mondadori 2008; La penna d’oro, Morganti 2008. Pubblicati postumi: Il Circolo Swedenborg, Mondadori 2010 e Ombris tal infinît, Società filologia friulana 2010.