Alessandro Fersen

Ebreo di nascita, si è trasferito con la famiglia a Genova dove si è laureato nel 1934 in filosofia. All’inizio del 1943 è entrato nella resistenza; nella seconda metà dello stesso anno è obbligato a rifugiarsi con la moglie in Svizzera. Nel pellegrinaggio tra un campo di profughi e l’altro, è arrivatonei pressi di Losanna dove, all’epoca, studiava Emanuele Luzzati già conosciuto a Genova.  L’incontro con Luzzati è stato decisivo: hanno incominciato a sognare di “fare teatro” insieme dopo la guerra. Un altro incontro importantissimo per Alessandro Fersen è stato quello con il filosofo Giorgio Colli, nel campo di internamento di Trevano (Lugano). Con Giorgio Colli si è creato un affiatamento ed un’amicizia durata tutta la vita. Nel 1947 la messinscena di Lea Lebowitz, rielaborazione di una leggenda chassidica scritta da lui stesso, con la scenografia e i costumi di Emanuele Luzzati, ha segnato l’esordio di una ricchissima attività registica teatrale e di una collaborazione e un’intesa durate decine di anni. Dal 1947 ha lavorato per più di dieci anni per il Teatro Stabile di Genova. Nel 1950 ha aperto a Roma con Emanuele Luzzati “I Nottambuli”, cabaret teatrale. Nel 1957  ha svolto la sua attività di insegnante di recitazione ispirata al Metodo Stanislavskij,  fondando a Roma lo “Studio di Arti Sceniche” e dedicandosi alla sperimentazione, alla ricerca drammaturgica ed alla creazione di tecniche teatrali.Ha lavorato nel cinema come soggettista, sceneggiatore e attore dal 1947 al 1954. Ha svolto ampia attività radiofonica ed ha curato per la TV l’allestimento di alcune “commedie dell’arte”. Dal 1975 al 1978 ha diretto il Teatro Stabile di Bolzano. Nel 1980 ha pubblicato per Laterza “ Il teatro, dopo” in cui ha raccolto il suo pensiero teorico sul teatro.