DIGNITÀ DELLE DONNE E PARITÀ DI DIRITTI

DIGNITÀ DELLE DONNE E PARITÀ DI DIRITTILunedì 19 novembre 2012

LUISS Guido Carli – Aula Magna Mario Arcelli, viale Pola 12, Roma

Indirizzo di saluto:
Roberto Pessi, Prorettore alla Didattica – LUISS Guido Carli
Maria Camilla Pallavicini, Presidente Associazione Athenaeum N.A.E.

Relatori:
Emma Bonino, Vice-Presidente del Senato della Repubblica;
Liliana Cavani, Regista;
Paola Severino, Ministro della Giustizia

Coordinamento:
Filippo Gaudenzi, Capo-Redattore TG1

Nella Via della Verità non c’è differenza tra uomini e donne, né tra razze o religioni, afferma Ostad Elahi, un grande saggio del nostro tempo. Tuttavia la realtà in cui viviamo ci rimanda un’immagine ben diversa, in cui la Verità e l’Uguaglianza, e in particolare l’uguaglianza e la parità di diritti tra uomini e donne,  appaiono ancora come obiettivi molto lontani. Le cronache quotidiane ci riportano ogni giorno la testimonianza di violenze e di offese nei confronti delle donne, sia fisiche che psicologiche,  in terre lontane come nell’appartamento accanto al nostro, a cui le donne stesse, a volte,  non sanno o non possono reagire. Una storia emblematica di questi giorni è quella di  Malala, l’adolescente pachistana di 14 anni, che per aver affermato sul suo blog il diritto delle bambine a studiare, a leggere, a giocare e a cantare, in breve, ad essere libere, è stata aggredita e gravemente ferita da un gruppo di talebani.  Ma se osserviamo quanto accade anche in Occidente,  e nel nostra paese in particolare, ci rendiamo conto che, nonostante i principi affermati dalla nostra Costituzione, siamo ben lontani da una reale parità di diritti, e da un reale riconoscimento e rispetto della dignità delle donne, sia fisica che spirituale,  nei diversi ambiti della vita sociale e privata: disparità nelle condizioni di lavoro e nei riconoscimenti professionali, sottovalutazione del lavoro in famiglia, per non parlare di violenza e di stalking, o dell’uso del corpo delle donne trattato come merce di scambio. L’impoverimento etico e morale degli ultimi tempi richiede un radicale cambio culturale, che può avvenire soltanto attraverso un profondo processo di educazione e di reale assimilazione di principi come il riconoscimento dell’altro, il rispetto reciproco,  e in generale  il rispetto dei diritti e dei doveri che ognuno ha nei confronti di se stesso/a e degli altri. In questo processo educativo la scuola ha un ruolo determinante, come laboratorio di sperimentazione di futuri modelli di convivenza civile.  Occorre ritrovare innanzitutto  il senso della propria dignità, materiale e spirituale, per  riaffermare con convinzione, e tutelare  in maniera concreta, la dignità altrui e in particolare delle donne, in quanto attributo naturale di ogni essere umano che emana dall’essenza  più profonda della persona stessa.

Sono queste alcune delle  riflessioni proposte nel corso del primo Incontro di quest’anno, intitolato “Dignità delle donne e parità di diritti”, che l’Associazione Athenaeum N.A.E. ha organizzato nell’ambito del Progetto “Quale Europa per i giovani?”,  in collaborazione con la LUISS Guido Carli, il 19 novembre 2012 alle ore 11:00 presso l’Aula Magna “Mario Arcelli”. Sono intevenute Emma Bonino, Vice-Presidente del Senato della Repubblica; Liliana Cavani, Regista, e il Ministro della Giustizia Paola Severino. Ha coordinato l’Incontro Filippo Gaudenzi,  Capo-Redattore TG1.

La donna? Una Persona

Tutte donne ma persone diverse quelle che oggi si sono incontrate all’Università Luiss di Roma. Il Ministro della Giustizia Paola Severino, il vice-presidente del Senato Emma Bonino e la regista Liliana Cavani. Sono state invitate dall’Associazione Athenaeum N.A.E. per riflettere, insieme agli studenti delle scuole superiori romane, sulla “Dignità delle donne e la parità dei diritti”. Un tema per niente nuovo, ma ancora aperto.
C’è davvero ancora bisogno, ci si è chiesti, di parlare per categorie? Non basta riferirsi all’articolo 3 della Costituzione, il principio di parità e uguaglianza? Che importano l’età, il sesso, i dati anagrafici? La donna non è un cittadino speciale e anche l’articolo 51 parla chiaro: tutti i cittadini, senza eccezioni, possono accedere alle cariche elettive, agli uffici pubblici. Per non parlare della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. La donna è una persona.
Le leggi ci sono, dichiara Paola Severino, ma di fatto poche ancora sono le donne nei luoghi della rappresentanza politica e nelle istituzioni, molti gli ostacoli alla loro riuscita professionale, tanto nel pubblico che nel privato. Ci sono vari segnali di cambiamento, molte più donne sono oggi impegnate in carriere ‘maschili’ per tradizione, ma a queste conquiste manca ancora la naturalezza, sembrano piuttosto scalate. E la naturalezza è importante, sottolinea la Severino.
Il cambiamento purtroppo non avviene citando i codici, aggiungendo parole ma con iniziative reali, non solo immaginate. Il primo nodo, soprattutto in Italia, è la famiglia e su questo hanno puntato il dito sia la Severino che Emma Bonino. Le donne, pur avendo talento e merito, troppo spesso non riescono nella vita lavorativa perché sono letteralmente fagocitate dalle famiglie.
Bambini e anziani da accudire? C’è la donna. Organizzazione della vita familiare? C’è ancora la donna. Manca un sostegno concreto da parte delle istituzioni e delle imprese. Qualcuno veramente lo sta pensando – e non è un’idea pazzesca visto che già nell’800 in una tonnaia di Favignana è stato creato un primo asilo nido per dipendenti. La Coelmo di Napoli è un esempio dei nostri giorni: l’intera catena di gestione dell’impresa è stata pensata e costruita per la tutela delle pari opportunità. L’imprenditrice è appunto una donna. Se si dà questo genere di aiuto, chiarisce la Severino, la donna è in grado di conquistare da sé tutto il resto.
Un secondo nodo da sciogliere è culturale: se manca una cultura condivisa sulla parità uomodonna, non si andrà molto avanti. Secondo Liliana Cavani la Chiesa ha in tal senso numerose responsabilità, ma anche la sinistra del dopoguerra le ha, confermando un modello politico tutto maschile. Che fine hanno fatto, si chiede, le partigiane che hanno avuto anche ruoli apicali nella Resistenza? Sparite nel nulla, sebbene avessero fortemente sperato e combattuto in un cambiamento sociale radicale.
Dobbiamo forse accontentarci delle quote rosa, anche se la Bonino alla sola idea inorridisce: sembra impossibile che le donne non possano accedere ai vertici politici e professionali semplicemente perché lo meritano, per competenza. Eppure è così, racconta la Bonino: nel board della Bce ci sono solo uomini e da sempre, le donne non sono neppure pensate.
Altro tema squisitamente femminile che è stato affrontato è quello della violenza. I dati delle vittime donne a livello mondiale sono allarmanti. Le donne stesse sono ancora molto restie a denunciare se la violenza si consuma in famiglia. Anche le procedure di intervento, sebbene la normativa sia attuale, non sempre sono efficaci, dice la Severino: bisognerebbe formare le donne sulle possibili strategie di difesa.
Complessivamente, ci informa Emma Bonino con una considerazione non proprio esaltante, l’Arabia Saudita è più avanti di noi; in Italia, porte aperte a commesse, educatrici, giornaliste ma difficile ottenere di più: il potere piace ancora troppo e nessuno regalerà nulla alle donne.

Progetto “Quale Europa per i giovani?”