Diritto alla Salute: un’utopia?

Diritto alla Salute: un’utopia?31 Maggio 2002
Pomeriggio di studio

presso la sede di Athenaeum:
Via Emilio Morosini 16, Roma

Relatori:
Prof.ssa Maria Pia Garavaglia, Presidente Croce Rossa Italiana
Dott.ssa Nicoletta Dentico, Direttore Esecutivo “Medici senza Frontiere” Italia
Prof. Antonino Leocata, Pediatra, Presidente Onorario Società Italiana per la Bioetica
Prof. Alberto Oliverio, Ordinario di Psicobiologia, La Sapienza, Roma
Prof. Stefano Rodotà, Presidente dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali
Prof.ssa Maria Rita Saulle, Ordinario di Diritto Internazionale, La Sapienza, Roma

Nel corso del Pomeriggio di Studi sono stati esplorati i diversi ambiti in cui il rispetto di uno dei diritti fondamentali dell’uomo – riconosciuto come tale anche dalla Conferenza d’Alma Ata nel 1978- si scontra, nella realtà, con la ricerca quasi esclusiva del profitto, con l’inefficienza delle Istituzioni, con la corsa al protagonismo e alla visibilità mediatica da parte della ricerca scientifica, con la pura e semplice riduzione a vertenza sindacale del delicato rapporto tra paziente e personale terapeutico.

Nei paesi più poveri, poi, il diritto alla salute e l’accesso alle cure mediche riguardano soltanto una piccola percentuale della popolazione, e la tutela della salute diventa una questione privata dei singoli, o viene delegata alle organizzazioni umanitarie internazionali. Come fare perché concetti come “equità”, “eguaglianza nella distribuzione delle risorse”, “scienza solidale”, “tutela dei più deboli” non restino soltanto enunciazioni filosofiche o buoni propositi?

Come ha affermato la prof.ssa Saulle, senza il diritto alla salute cadono molti altri diritti. Nei paesi poveri, sottolinea la dott.ssa Dentico, malattie come la dissenteria sono più letali delle guerre e delle carestie, e la disponibilità di farmaci è ormai l’indicatore sanitario principale per valutare il livello di violazione attiva del diritto umano alla salute.
Il prof. Oliverio ha affermato che la solidarietà non è solo quella concreta e immediata, occorrono anche razionalità e logica. La scienza solidale potrebbe mettere in crisi quella basata sulla concorrenza e sul profitto. Una funzione importante in tal senso è svolta dalle associazioni no-profit, che in veste di committenti, stanno in parte orientando la ricerca in senso solidale, rendendo attraenti problemi che in precedenza non venivano considerati fonte di profitto.
Il prof. Leocata ha evidenziato la necessità di un Comitato Etico Ospedaliero per la Pediatria, sottolineando che compito del pediatra è la “child advocacy”, ovvero tutelare l’interesse del minore anche a costo di contrastare il punto di vista della famiglia.
E’ stata poi la volta del prof. Rodota’, che è intervenuto affermando che non solo nei paesi poveri, ma anche negli Stati Uniti la maggior parte della popolazione è esclusa dal diritto alla salute. I disoccupati e le categorie più deboli sono le più colpite. L’ineguaglianza sociale è data non solo dal problema dell’accesso ai farmaci, ma anche dalla stessa malattia, che può essere socialmente discriminante. Per questo si parla di “diritto alla malattia” congiuntamente al “diritto alla privacy”.
Infine, l’on. Garavaglia ha affermato che, di fatto, il mondo occidentale limita il diritto alla salute del resto del mondo. La solidarietà è uno strumento di convivenza civile, non è buonismo. I finanziamenti internazionali vanno dati direttamente agli operatori sanitari, piuttosto che ai governi, altrimenti non arriveranno mai a destinazione. Quanto all’Occidente, se pensiamo di aver diritto sempre a tutto, il diritto alla salute non ci sarà più per nessuno. Il problema è in primo luogo politico, e soltanto dopo scientifico.

Progetto “Per un’Etica del villaggio globale”