Scienza e Trascendenza nell’interpretazione dell’uomo

Scienza e Trascendenza nell’interpretazione dell’uomo

Università degli Studi La Sapienza – Facoltà di Lettere e Filosofia – Sala Convegni C.N.R. – Piazzale Aldo Moro 7 – Roma – venerdì 8 maggio 1998

Programma:
Conferenza su “La Fisica dell’Immortalità” del prof. Frank J. Tipler, prof. di fisica matematica, Tulane University, USA.

Relatori:
Prof. Evandro Agazzi, Ordinario di Filosofia della Scienza all’Università di Genova
Prof. Ugo Amaldi, Fisico presso il C.E.R.N. di Ginevra
Prof. Edoardo Boncinelli, capo del Laboratorio di Biologia Molecolare della Sviluppo, Istituto scientifico H San Raffaele, Milano
Prof.ssa Adriana Fiorentini, Istituto di Neurofisiologia del C.N.R. di Pisa
Prof. Bruno Forte, Ordinario di Teologia dogmatica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Napoli
Prof. Metod Saniga, Astrofisico presso l’Astronomical Institute, Slovak Academy of Sciences

L’esigenza di approfondire le riflessioni emerse nel corso dell’omonimo Convegno, tenutosi nel precedente anno, ha spinto Athenaeum a promuovere un secondo incontro su “Scienza e Trascendenza”, questa volta focalizzando l’attenzione sull’uomo. Il Convegno si è aperto con la Conferenza del prof. Tipler, che ha illustrato i contenuti del suo recente volume “La fisica dell’immortalità. Dio, la cosmologia e la resurrezione dei morti”, tradotto in cinque lingue e stampato in più di 200.000 copie, e che costituisce il punto d’arrivo del suo lavoro di ricerca nell’ambito della relatività globale generale, una branca della fisica che si occupa della struttura del cosmo su vastissima scala, e del destino ultimo dell’universo. Alla Conferenza è seguita una Tavola Rotonda, presieduta dal prof. Agazzi.
Indagare sulla natura dell’uomo significa inevitabilmente porre l’accento sulla sua duplice dimensione, fisica e metafisica. I fenomeni della volontà, della razionalità, di una memoria dilatata oltre la propria esistenza, della coscienza morale, della creatività, portano ad interrogarsi sul rapporto esistente tra la mente e il corpo, e tra l’anima e la mente. Di quali strumenti dispone la ricerca scientifica in questo campo? Se in altri settori la conoscenza è vistosamente progredita, come mai in questo ambito dell’esperienza umana ci si sente come impossibilitati a scoprire nuove verità, a modificare i propri paradigmi, e non si dispone di un metodo rigoroso di indagine?
“Voglio sapere come Dio ha creato questo mondo – affermava Einstein – non sono interessato a questo o a quel fenomeno, allo spettro di questo o quell’elemento. Voglio conoscere i Suoi pensieri, il resto sono dettagli”.
Questa volontà di conoscere è puramente velleitaria o può divenire un vero e proprio programma di ricerca scientifica? Questi gli interrogativi posti nel corso di questo secondo Convegno, che attraverso l’esperienza e le riflessioni di nuove personalità del mondo della cultura, della religione e della scienza, ha spostato il piano del dibattito dalle problematiche cosmologiche alla dimensione antropologica, là dove l’esperienza interiore dell’uomo può essere osservata in quanto espressione più forte ed esplicita del trascendente.