Presentazione libro “MALEK JAN NE’MATI” di Leili Anvar

Casa delle Letterature – Piazza dell’Orologio, 3 Roma – giovedì 9 dicembre 2010 ore 18.00

Presentazione di
Gabriella Caramore
Interverrà
Antonella Anedda

Una tranquilla rivoluzione
«La vita non è breve, ma il nostro tempo è limitato, come per un fiore. Bisogna occupare quel tempo in modo tale da approfittarne pienamente, con piacere».
Non è facile parlare di Malek Jan Ne’mati, vissuta nel lontano Kurdistan a cavallo del Novecento e morta in Francia nel 1993.
Non è facile, ma è importante che il suo pensiero e il suo esempio siano conosciuti in Occidente. Uso la parola esempio non a caso. Malek Jan Ne’mati èinfatti l’esempio di un insegnamento morale che non
ha nulla di moralistico, di una sete di sapere che non diventa mai accademica o retorica, di una rinuncia all’io che non diventa sacrificio, ma gioia.
Sorella e figlia di filosofi, Malek Jan non si limita a seguire i loro insegnamenti ma li trasfonde in gesti quotidiani. Questo libro racconta la storia di una vita semplice e unica, tessuta di tolleranza e di coraggio.
Diventata cieca nell’adolescenza, Malek Jan possiede uno sguardo interiore in grado di scrutare in profondità i suoi simili. Le sue parole, non scritte da lei, ma raccolte da chi le fu vicino, riflettono un’intelligenza limpida e curiosa, venata di ironia, non convenzionale.
Le foto ci mostrano una donna minuta, sempre vestita di bianco che avanza apparentemente inerme in uno spazio spoglio.
È un’immagine emblematica della ricerca diMalek Jan, affine a quella di altri percorsi femminili del Novecento: da Simone Weil a Etty Hillesum, a Teresa di Calcutta. In tutte la “preghiera per diventare niente” s’intreccia alla testimonianza qui sulla terra, anche attraverso la realtà dei corpi. In tutte l’opposizione all’incubo della storia, alla ferocia del mondo avviene attraverso la forza eversiva della mitezza.

Antonella Anedda


Giovedì 24 novembre 2011, ore 18:30
Casa editrice Empirìa
Via Baccina, 79 – Roma

Daniela Attanasio e Paola Maria Minucci

Presentano la seconda edizione del libro di

Leili Anvar

MALEK JAN NE’MATI
La vita non è breve ma il nostro tempo è limitato

Empirìa Saggi

Giovedì 24 novembre ore 18:30
Casa editrice Empirìa
Via Baccina, 79 – Roma

Ad un anno esatto, l’Associazione Athenaeum N.A.E. è lieta di segnalare la presentazione della seconda edizione del libro di Leili Anvar, “Malek Jan Ne’mati – La vita non è breve ma il nostro tempo è limitato”, nella traduzione di Antonella Anedda e pubblicato dalla Casa Editrice Empirìa.
La presentazione, che avverrà a Roma il 24 novembre 2011 alle ore 18,30, presso la Casa editrice Empirìa, sarà a cura di Daniela Attanasio e di Paola Maria Minucci.
Malek Jan Ne’mati, per l’universalità del suo messaggio etico e spirituale, ma anche per il suo spirito pragmatico e attento alla realtà quotidiana, stupisce per la modernità e l’ampiezza dei suoi orizzonti, per la sua attenzione ai diritti e ai doveri, e in particolare per la sua difesa dei diritti delle donne, soprattutto se si considera il contesto culturale e sociale in cui ha trascorso la maggior parte della sua vita.
Malek Jan è vissuta infatti a cavallo del Novecento in un piccolo villaggio del lontano Kurdistan iraniano, ed è morta in Francia nel 1993. Come scrive la stessa Anedda nella sua introduzione, “ è l’esempio di un insegnamento morale che non ha nulla di moralistico, di una sete di sapere che non diventa mai accademica o retorica, di una rinuncia all’io che non diventa sacrificio, ma gioia.
Sorella e figlia di filosofi, Malek Jan, non si limita a seguire i loro insegnamenti ma li trasfonde in gesti quotidiani… Diventata cieca nell’adolescenza, Malek Jan possiede uno sguardo interiore in grado di scrutare in profondità i suoi simili. Le sue parole, non scritte da lei, ma raccolte da chi le fu vicino, riflettono un’intelligenza limpida e curiosa, venata di ironia, non convenzionale.”
La sua ricerca interiore, conclude Antonella Anedda, è sotto alcuni aspetti “affine a quella di altri percorsi femminili del Novecento: da Simone Weil a Etty Hillesum, a Teresa di Calcutta. In tutte la “preghiera per diventare niente” s’intreccia alla testimonianza qui sulla terra, anche attraverso la realtà dei corpi. In tutte l’opposizione all’incubo della storia, alla ferocia del mondo avviene attraverso la forza eversiva della mitezza.”