“ETICA E GIOVANI” – Premio Letterario Athenaeum N.A.E. 1997 per Giovani delle Scuole Superiori

“ETICA E GIOVANI” – Premio Letterario Athenaeum N.A.E. 1997 per Giovani delle Scuole Superiori

Concorso per le scuole superiori: «Perché la società attuale va alla deriva e quale rimedio proponi?»

Patrocinio:
Ministero della Pubblica Istruzione

Giuria:
Antonio Augenti, Direttore Generale degli Scambi culturali del Ministero della Pubblica Istruzione;
Gaspare Barbiellini Amidei, scrittore e giornalista;
Stefania Briotti, insegnante;
Nicola Crocetti, editore;
Pasquale Cuffaro, scrittore;
Sylvana De Riva, scrittrice;
Mario Luzi, poeta;
Paola M. Minucci, Professore Associato di lingua e letteratura neo-greca presso la Nuova Facoltà di Lettere e Filosofia – Università “La Sapienza” di Roma;
Stanislao Nievo, scrittore;
Mario Petrucciani, Docente di Letteratura Italiana Moderna – La Sapienza.

Una delle finalità di Athenaeum è di mirare all’educazione e al perfezionamento della persona umana nella sua completezza, materiale e spirituale, basata sul rispetto dei principi fondamentali dell’etica e sul superamento delle diversità sociali, culturali e religiose.
In quest’ottica, il Concorso si propone di dare spazio e voce alle riflessioni e alle speranze di giovani portatori di valori positivi, al fine di raccogliere le loro proposte per superare il malessere ed il disorientamento della società contemporanea.
Bando di concorso

ATHENAEUM – Associazione N.A.E.
(Nuovo Ateneo di Entelechia)
Associazione culturale che mira all’educazione e al perfezionamento dell’essere umano nella sua completezza, materiale e spirituale, basata sul rispetto dei principi fondamentali dell’etica e sul superamento delle diversità, sociali, culturali e religiose, bandisce un concorso a premi per gli studenti delle scuole superiori, per dare spazio alla voce, alle riflessioni e alle speranze dei giovani portatori di valori positivi al fine di raccogliere le loro proposte per superare il malessere ed il disorientamento della società attuale.

REQUISITI

- Possono partecipare al concorso gli studenti del 4° anno delle Scuole superiori che saranno premiati all’inizio del 5° anno.
- Al fine di garantire agli elaborati dei partecipanti la possibilità di essere visionati direttamente da tutti i membri della Giuria, il concorso sarà diretto a 20 città campione, tra grandi e piccole, equamente distribuite tra Nord, Sud e Centro Italia ed a tre scuole per ogni città: un Liceo Classico, uno Scientifico ed un Istituto Tecnico; il campione sarà integrato con tre Scuole Parificate.

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE

- È richiesta l’elaborazione di un testo (che non dovrà superare le due cartelle dattiloscritte) sotto forma di articolo, argomentazione, breve saggio, poesia, racconto.
- La Giuria porrà soprattutto attenzione al contenuto e alla profondità delle idee proposte.
- Per essere considerati validi, gli elaborati dovranno essere muniti del timbro della Scuola di appartenenza, del visto del Preside nonché di quello dell’insegnante che avrà seguito gli studenti nel lavoro, nell’indicazione della classe e della sezione e del nome dello studente con i dati relativi.

PREMI

- Il primo premio consisterà in Lire 2.000.000.
- L’opera vincitrice sarà scelta dalla Giuria tra altre dieci opere finaliste alle quali verrà concessa una menzione speciale.
- La Giuria si riserva di assegnare ulteriori premi, oltre quelli previsti, ai lavori di particolare interesse.
- La Casa Editrice Sellerio si riserva il diritto di opzione per la pubblicazione degli elaborati più significativi segnalati dalla Giuria.
- Non saranno riconosciuti diritti di autore.
- L’autore dell’elaborato premiato sarà accompagnato a Roma per la premiazione, dal Preside e dal suo insegnante e dovrà essere munito dell’autorizzazione dei genitori, se minorenne.
- Al Preside e all’Insegnante della Scuola cui appartiene l’allievo vincitore verrà assegnato un premio di tipo didattico. La premiazione coinciderà con un Convegno promosso da ATHENAEUM sul tema «L’ETICA e i GIOVANI» cui parteciperanno autorevoli esponenti ed esperti della cultura italiana. Nell’ambito del Convegno verranno dibattuti anche temi emersi dagli elaborati dei partecipanti al Concorso.

REGOLAMENTO DEL CONCORSO

- Il termine per la presentazione dei lavori scadrà improrogabilmente entro il giorno 30 Aprile 1997 (farà fede la data del timbro postale).
- Gli elaborati dovranno essere contrassegnati con uno pseudonimo ed accompagnati da una busta chiusa o sigillata, contenente il nome e l’indirizzo dello studente. Sulla busta figurerà lo pseudonimo e l’eventuale titolo con il quale l’elaborato si presenterà al concorso. La Giuria procederà all’apertura delle buste corrispondenti agli originali premiati, solo dopo l’assegnazione del premio.
- Il vincitore e gli studenti segnalati riceveranno comunicazione del Premio tramite la propria Scuola.
- La cerimonia di premiazione nazionale avverrà a Roma nel mese di Novembre 1997.
- I lavori presentati non saranno restituiti.

I lavori dovranno essere inviati con plico raccomandato senza ricevuta di ritorno a:

ATHENAEUM N.A.E. – Via Emilio Morosini, 16 – 00153 ROMA

- Il semplice fatto di presentare un proprio elaborato per la partecipazione al Premio, sottointende la presa di visione e piena accettazione di questo Regolamento del Concorso da parte dello studente.

PRIMO PREMIO

Perché la società attuale va alla deriva e quale rimedio proponi ?

Francesca Diletta Bortone
Liceo Ginnasio “Virgilio” di Lecce

Una domanda del genere è solo lo stimolo a porsi infinite altre domande e a trarre conclusioni piuttosto negative e catastrofiche (che sono poi le più facili). Constatare che la società italiana va alla deriva non implica, da parte di chi osserva, alcuno sforzo, nè una seria analisi sociale; il difficile, invece, è porsi nelle condizioni di ricercare le cause con un atteggiamento costruttivo, di critica e di progetto.
Noi adolescenti siamo venuti al mondo in un periodo di profondi cambiamenti, in un momento in cui i nostri genitori uscivano da tante “fresche”, luminose, anche se irriverenti, rivoluzioni : da poco più di dieci anni era passato lo storico 1968 e solo nel 1979 era approvata la legge sul Nuovo Diritto di famiglia. Nasceva la “Famiglia coniugale”. Ecco: sembrava che con la libertà delle donne, tutti i problemi legati alla famiglia stessero per trovare soluzione. Ancora non era spento del tutto il dolore per i tanti lutti seminati nel periodo del terrorismo e degli Anni di Piombo. Di questa parentesi nera noi abbiamo solo sfumati ricordi che si confondono e riappaiono ogni qualvolta al telegiornale si riaprono gli interminabili processi o in viaggio vediamo, alla stazione di Bologna, quel muro così assurdo nel disegno. E poi l’orrore riaffiora. E’ il disegno diabolico di una bomba ! E poi i morti per droga, le stragi del sabato sera, i sassi dai cavalcavia, i continui furti a tutti i livelli e le storie di tante tangenti. Quindi ci siamo : il mio discorso segue la premessa. Il rischio era di fare una lunga lista di cose che non vanno, di delitti, di stragi.
Nei volti dei nostri genitori leggiamo la delusione per i loro tanti progetti caduti e per il crollo di tanti ideali, specie di quello politico. I nostri genitori, dicevo, cioè la generazione che ci precede, quelli che si erano creati il mito della “libertà”, i figli del dopoguerra, che hanno subito un’educazione fascista di riflesso o hanno sentito l’amarezza di chi nel profondo avversava la dittatura e la guerra. Per tutta la loro infanzia hanno convissuto con l’eco di parole quali : Patria, Famiglia, Vittoria, Guerra Fredda, Nato, Patto di Varsavia, Comecon, Democrazia Cristiana, Comunismo, Concordato,….
Tutte queste e tanta retorica ! Allora hanno voluto tentare una via diversa : vivere di Libertà, concedendone forse un po’ troppa anche ai loro figli. Così, via via, sono caduti dei miti che, però, forse potevano essere, se vissuti in una giusta misura, anche Ideali, cioè valori. Primo fra tutti la Famiglia. Divorzi, separazioni, abbandoni, aborti, attaccano continuamente questo nucleo primario della società, così che essa deve lottare continuamente per impedire il suo stesso smembramento. Famiglie mononucleari, separati in casa, … come sì può sperare che l’intera società progredisca al meglio, se già le sue fondamenta sembrano crollare ?
E la scuola ? E’ vero che la scuola sa di vecchio, di stantio, ma non è certo studiando di meno che ci si forma di più, e non è sicuramente con una classe docente il più delle volte mediocre che si può sperare di porre le basi di una società culturalmente solida. E sappiamo quanto importanti siano le nozioni scolastiche apprese tra i banchi. Esempi quotidiani provenienti dalla “Padania” ci dimostrano cosa accada quando incivili e rozze personalità mancano di tali conoscenze. Ultimamente la parola scuola sembra essere sinonimo di Riforma, ma non ci si rende conto di quanto sia inutile ogni tentativo se non corroborato da un valido entusiasmo verso questa istituzione. Tutto ciò forse può sembrare provocatorio, ma mi accorgo che, fra tutte le riforme annunciate quella che più ha avuto effetto è la più superficiale. La scuola ha molti problemi, ma non le si può dare solo una “bacchetta magica” per risolverli. Niente soldi, poche strutture e i corsi di Recupero che ci concedono, una facciata più pulita, ma non risolvono le difficoltà alla radice.
Ecco, io, anche contro il mio interesse, mi accorgo che a tutti i livelli, la nostra società manca di credibilità. Tutti vogliamo tutto nel modo più facile, nessuno, o quasi, accetta il sacrificio. Abbiamo preso l’abitudine di imporre il nostro pensiero, pur definendoci “democratici”. E come sempre non si dialoga. Ma a chi dare la colpa ? Spesso mi accorgo che noi giovani siamo aggressivi quando non vediamo chiaro in noi stessi e nei nostri pensieri e nelle nostre richieste creando così solo modelli vuoti mascherati di rivoluzione. Allora mi rendo conto che uno dei mali più profondi e più antichi è il “Presumere di avere ragione, il presumere che il ‘Nostro Piacere sia l’obiettivo primario da raggiungere. Riscopro, però, che se per una volta, in un acceso dibattito per far valere i miei diritti, taccio o accetto o seguo un consiglio o faccio metà
strada per raggiungere l’altro, il compagno, il genitore, l’insegnante, … riscopro, dicevo, che quella rinuncia ad una mia idea, mi giova, mi fa “crescere”. E allora scopro l’importanza di ciò che è l’altro. Ed eccoci nuovamente a sottolineare il significato della famiglia come prima società dove si impara il rispetto verso il prossimo. Il discorso si allarga come temevo all’inizio, e richiede delle risoluzioni e dei punti fermi.
La nostra società è ad un bivio, ad un punto in cui ci si deve interrogare e ci si deve ritrovare. E’ facile distruggere i valori tradizionali, il difficile è trovarne dei nuovi altrettanto validi. E la storia ce lo insegna con i suoi corsi e ricorsi. Così fu la Rivoluzione Francese, così è stato ai nostri giorni con il crollo di molte ideologie. Guardiamo al quotidiano. Abbiamo parlato tanto in favore del divorzio, ma come è bello ritrovarsi a sera, o a tavola in una famiglia problematica, ma unita. Tutti insieme a discutere e a scontrarsi per poi ritrovarsi, e con la gioia di ritrovarsi, dopo aver chiarito veementemente il proprio punto di vista. E come è costruttivo osservare che, a volte una mamma o un papà, pur avendo ragione, non rispondono ad un’offesa. Stanno in quel momento mettendo un pilastro in più per reggere la costruzione più bella della loro vita, la scommessa più grande che è la loro famiglia. E dentro di me non posso negare che, quando dei genitori mettono delle buone basi, ci danno delle incrollabili sicurezze: sono lì, dentro di noi, e ci danno forza. In questo primo nucleo sociale, noi figli poi, abbiamo il dovere di collaborare, di aiutare, di dare, non solo di ricevere o pretendere tutto e pretenderlo perché “siamo giovani e non abbiamo chiesto noi di nascere”.
Teniamo presente che essendo la famiglia la prima cellula sociale, una società è più forte se pone le sue radici su una solida educazione familiare.
E lo Stato ? Lo stato siamo Noi e dobbiamo sollecitarlo a non venir meno ai suoi doveri. Chiediamo allo Stato sicurezza, lavoro e leggi giuste, trasparenza, certezze. Le istituzioni che funzionino, non importa se dovremo pagare più tasse, importa che tutti le paghino. Non importa studiare di più, ma che tutti studino con la convinzione che è il loro lavoro. E che il Lavoro ci sia per tutti. Questo è un dover morale che la nostra Costituzione ci presenta come un diritto dei popoli civili già nel suo primo articolo. Famiglia ‑ Legge ‑ Stato. I Romani avevano una fede incrollabile in questi tre valori ; forse la storia non cambia poi tanto. O forse sì. Perché oggi io ritengo che tra tante incertezze, noi giovani abbiamo raggiunto una grande certezza : dobbiamo costruire la Pace ogni giorno. Questo è già un grande valore raggiunto. Agli altri penseremo di conseguenza, ma dobbiamo farlo, tracciando una via maestra che va, attraverso il Lavoro alla Solidarietà e alla Generosità verso noi stessi, la famiglia, il prossimo.
Gli adulti, siano essi genitori, insegnanti, politici sia pure intransigenti, abbiano il coraggio di dettare delle regole, ma che queste siano chiare e mirino ad un obiettivo preciso, sicuro e sappiano spiegarcelo. Noi adolescenti sentiremo di seguirlo se loro per primi lo seguiranno. Se loro per primi ce lo porranno come necessità morale, valore.
Trasferendo e modernizzando un po’ qualcosa di Cartesio, dando un’interpretazione un po’ personale che passa per qualche ricordo che ho di Socrate, Platone o del Cristianesimo attraverso Dante … valore e ciò che in me sento innato, e l’idea del dover ‑ essere, del Bello del Buono, dell’Onesto che è tale per me e per gli altri, lo è stato e lo sarà. E se un genitore, un’istituzione, mi pone un modello di “dover – essere”, mi fissa regole uguali per tutti e me ne dà giustificazione, io, pur dovendole accettare a malincuore, le seguirò.
Proprio in questi giorni mi trovo a studiare le ideologie politiche illuministiche ed entro in completa sintonia con il pensiero di Rousseau il quale parlando di Stato asserisce che “esso è buono quando sono buoni i suoi cittadini, che accettano spontaneamente di conformarsi alla volontà generale”.
Il successo che ne deriverà : una Famiglia forte e unita, una Scuola che insegna, uno Stato che assicura lavoro, giustizia, sanità ; questi saranno i valori che sono possibili da raggiungere. Ed io figlia, alunna, cittadina, in questa società, mi riconoscerò e per essa sarò disposta a rinunciare a buona parte del mio egoismo.

Francesca Diletta Bortone
allieva della terza C del liceo classico “Virgilio” di Lecce.