DONNE PER LA PACE
SALMI E CANTICI D’ORIENTE – Concerto di Soeur Marie Keyrouz e i Solisti dell’Ensemble de la Paix
LETTURE di Pamela Villoresi

DONNE PER LA PACE

SALMI E CANTICI D’ORIENTE – Concerto di Soeur Marie Keyrouz e i Solisti dell’Ensemble de la Paix

LETTURE di Pamela Villoresi

da

Etty Hillesum
Madre Teresa di Calcutta
Malek Jân Ne’mati

Roma – “Auditorium Conciliazione” – mercoledì 9 dicembre 2009

Le ragioni di Athenaeum N.A.E.
Voci di donne straordinarie, con un unico messaggio universale di pace, che supera ogni differenza di cultura e di religione. Athenaeum N.A.E. , che ha a cuore il rispetto e la difesa dei diritti fondamentali della persona, e in particolare, il raggiungimento di una vera condizione di parità di diritti e di libertà materiale e spirituale per le donne, devolverà i proventi del Concerto a favore del Centro Casa di Giorgia, un’iniziativa del Centro Astalli.

Il Centro Casa di Giorgia
Il Centro, nato nel 1999 per iniziativa di una coppia di volontari del Centro Astalli, accoglie le donne rifugiate che, sole in un paese straniero, dopo aver affrontato traumi e lutti di ogni sorta, a volte devono provvedere anche ai loro bambini. A Casa di Giorgia, che può accogliere 36 persone, le ospiti trovano un’attenzione specifica, dall’assistenza medica, a quella legale, ma soprattutto un clima di ascolto attento, che con il tempo aiuta a ritrovare la normalità.

 

Soeur Marie Keyrouz

Da qualche anno Soeur Marie Keyrouz, religiosa, musicologa, antropologa e cantante diplomata, si colloca tra le grandi voci che catturano l’attenzione del pubblico orientale e occidentale. Definita da molti “la messaggera della pace”, Soeur Marie, libanese d’origine, maronita cattolica di famiglia, bizantina melkita di congregazione, incarna le venerabili tradizioni artistiche delle Chiese orientali con un repertorio che include anche le musiche antiche d’Occidente (ambrosiana, milanese e gregoriana) e il repertorio lirico sacro classico (Bach, Haendel, Mozart).
“Quando canto prego due volte” – ama dire Soeur Marie – “il canto è l’unica occasione per comunicare una verità che altrimenti sarebbe impossibile cogliere”.

L’Ensemble de la Paix
Nel 1984, sotto le bombe della guerra in Libano, Soeur Marie ha fondato l’Ensemble de la Paix – musicisti e coristi di religioni diverse e di differenti nazionalità – nome che ben traduce il suo desiderio di universalità e di ecumenismo.
L’Ensemble, prima composto da soli musicisti libanesi, conta ora professionisti provenienti da paesi e religioni del Vicino e del Medio Oriente.
Persuasa che l’ignoranza e la povertà sono alla base delle tensioni sociali e delle guerre, ha scelto di devolvere i ricavi dei suoi dischi e concerti a favore della scolarizzazione dei bambini in difficoltà di tutto il mondo, con la creazione di borse di studio e finanziamenti di progetti educativi.

Soeur Marie Keyrouz e la sua orchestra
1. Soeur Marie Keyrouz
2. Mme Yolla KAIROUZ
3. Mr. Elie MAALOUF (Piano)
4. Mr. Osama HANTIRA (Violon)
5. Mr. Salah El Din MOHAMMAD (Cythare)
6. Mr. Yassine AYARI
7. Mr. Nicolas GHATTAS (Percussions)
8. Mr. Emek EVCI (Contrebasse)
Il referente del gruppo è Mme Yolla Kairouz –Machaalani

Il Concerto
Queste preghiere dei Figli di Abramo sono state scelte per essere Inni alla Speranza ed eco dell’Amore Infinito di Dio. Interpretano la sete dell’uomo di ritrovare il suo Creatore e il senso della sua esistenza. Affondano le radici nei temi musicali del canto tradizionale ebreo, cristiano e musulmano come anche nelle scale più sottili della musica sacra classica. Gli strumenti partecipano attivamente a queste preghiere: a volte accompagnano i canti, a volte improvvisano per fare eco alla voce che esalta tutte le possibilità umane, spirituali e tecniche in un Magnificat o in un Inno alla pace. Con questi Inni abbiamo voluto che le frontiere tra gli uomini e le religioni crollino, e cedano il posto alla vera religione, che unisce, rispetta e ama.

Programma del concerto

Cantici delle Chiese Orientali

1 – Magnificat
Vangelo di Luca: 1/45-56
Musica: Soeur Marie KEYROUZ

L`anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l`umiltà della sua serva.
D`ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l`Onnipotente
e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote .
Ha soccorso popolo, ricordandosi della sua misericordia, Alleluia!

2 – Chants Syro-Maronites de l’office de la Nativité du Christ
-Schubho-lhaw qolo (Texte syriaque de St Ephrem IV siècle)
Gloire à la Parole de Dieu, qui s’est fait homme;
la Parole du très haut a pris corps et sang.
Les oreilles l’ont écoutée, les yeux l’ont vue, les mains l’ont touchée, la bouche l’a goutée.
-Tawnimar (texte syriaque, tradition syro-orthodoxe)
Venons proclamer le bonheur de Marie :
Toute pauvre, elle a été comblée par le fils du seigneur.
Grand est son bonheur, glorieuse est sa mémoire :
Tous les peuples exaltent ses louanges.
C’est Marie, en effet qui dit : «toutes les nations me proclameront bienheureuse,
à cause de celui que j’ai porté».
Proclamons-la bienheureuse car elle nous a invités à la louange;
ceci est une dette pour les gens de discernement
-Yawno Tlito (texte syriaque, tradition syro-catholique)
La jeune colombe porte l’aigle qui était avant des siècles
lui chantant des louanges : O fils du glorieux!
modestement, tu as voulu grandir.
Toi, cythare des voix, silencieux comme un enfant.
permets-moi de te glorifier comme les chérubins et de t’annoncer à jamais.
- Gbo wo – Baytun Maghara
- Une maison, crèche! un château, ciel!
un berceau, lanterne! une trône, lumière!
- Joseph et Marie, monde de pureté!
portant le Glorieux, lumière de l’Eternité.
- Ja’al ilahou
-Dieu de tout les siècles est parmi nous
son arrivée fut agréé, son domicile devient le cœur de l’homme
-Voudriez-vous nous donner un cœur impétrable
Pour que tu y restes et tu nous rassasies de ta lumière éternelle
- Nashduka-sh-shoukran
- Nous Te rendons grâce ô notre Sauveur tu es devenu homme pour nous vivifier
- Nous chantons les meilleurs chants à Dieu le Père et le Saint Esprit qui demeure en nous.

3 – Ila mata ya Sayyidu
Testo: P. Joseph MOUANNES
Musica: P. Jean JABBOUR

Fino a quando ti dovrò aspettare, Signore?
Arrivo, arrivo!
Non ho più olio nella mia lampada, non più spazio nel mio corpo per il dolore. Prego, grido e la mi voce diventa roca, fino a quando ti dovrò aspettare, Signore?
Arrivo! Arrivo nella preghiera dei puri e nel dolore dei vinti, nei lamenti dei poveri e nel terrore degli impauriti.
Arrivo! Arrivo per chi teme per i propri bambini, per le proprie famiglie e il frutto della loro vita.
Arrivo, nelle onde del mare
e nella neve delle montagne;
nel lavoro, nelle fatiche dell’età,
nel sudore del giorno e nei fiori dei campi;
nella veglia dei malati e nei veli del lutto
nel silenzio della forza, nel riso del bambino e di ogni speranza;
nel sangue dei martiri, nelle lacrime di un timida suora,
nella preghiera di una madre afflitta. Arrivo…
Arrivo e la terra rinasce, il cielo rinasce e la vita rinasce.
Vieni Signore…Signore! Vieni

4 – Mina-l-’Amaq
Salmo 130 (129): De profundis
Musica : Sœur Marie KEYROUZ

Dal profondo a te grido, o Sifgnoer;
Signore, ascolta la mia voce.
Siani i tuoi arecchi attenti
Alla voce della mia preghuera.

Se condiederi le colpe, Signore,
Signore chi potrà sussistere.
Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timpore
Io spero nel signore,
l’anima mia spera nella sua parola.

L’anima mia attende il signore
Più che le sentinelle l’aurora (…)

5 – Ya sayyida Hayati
Testo: Rabindranath TAGORE : estratto da Canti d’offerta (1912)
Musica: Soeur Marie KEYROUZ

Signore della mia vita! Signore degli universi!
Io verrò un giorno a presentarmi nel Tuo immenso regno, io, con questo mio così povero cuore?
Tu sei il Cielo! Tu sei il Bello! Mio Signore e mio Dio!
Che bevanda desideri per la coppa della mia vita?
Tu, luce che abbraccia l’Universo!
Tu, gioia degli occhi e delizia dei cuori!…
Tu sei sceso dal più alto del Tuo trono!
E ti sei fermato alla porta della mia povera casa.
Ho cantato per la tua gloria,
nella mia solitudine ho cantato!
Dormono le stelle dell’universo ed io, io continuo a cantare.
Tu vegli in eterno, attendendo l’eco dei miei passi che avanzano verso di Te!…
I Tuoi doni sono così immensi! E le mie mani così piccole!…
Quando la mai nave starà per allontanarsi, saprò che quello è il momento perché tu la trattenga, Tu, mio Dio!…
Allora, mio cuore, raccogliti, prostrati e prega.

6 – Kama yactaqua
Salmo 41 (42)
Musica; Joseph ABSI

Come la cerva anela ai corsi d`acqua,
così l`anima mia anela a te, o Dio.
L`anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio?
Le lacrime sono mio pane giorno e notte,
mentre mi dicono sempre: “Dov`è il tuo Dio?”
(…) Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio
(…) Di giorno il Signore mi dona la sua grazia
di notte per lui innalzo il mio canto:
la mia preghiera al Dio vivente.
Dirò a Dio, mia difesa:
“Perché mi hai dimenticato?
Perché triste me ne vado, (…)
Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

7 – Anti-Ya-Walidata-l-ilah
Tradizione bizantina

Tu, Madre di Dio
Difesa delle vergini
E di tutti coloro che a te sono ricorsi
Perché il Creatore del cielo e della terra
Ti ha preparato, tu, la pura,
e ha insegnato al mondo intero
a cantarti così:
Ave Maria, Titolo della Verginità
Ave Maria, Porta della salvezza
Ave Maria, tu che hai partorito
Cristo nostro Dio
Rallegrati
Rallegrati
Sposa senza Sposo

8 – Touba lahum
Le Beatitudini : Vangelo di Matteo, 5, 3-12
Arrangiamento petico arabo : Michel GEHA
Musica: Zaki NASSIF

Beati quelli che sono poveri in spirito,
perché di loro è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto
perché essi saranno consolati.
Beati quelli che sono miti
perché essi avranno la terra in eredità.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia
perché essi saranno saziati.
Beati quelli che hanno misericordia
perché essi troveranno misericordia.
Beati quelli che hanno un cuore puro
perché essi vedranno Dio.
Beati quelli che portano pace
perché essi saranno chiamati figli di Dio.
Beati quelli che sono perseguitati dalla giustizia,
perché di loro è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e diranno, mentendo, ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Così infatti perseguitarono i profeti che vissero prima di voi

 

Pamela Villoresi

Parte dal Teatro Studio di Prato e approda al Piccolo Teatro di Milano e al Teatro d’Europa per un lungo sodalizio artistico con Giorgio Strehler. È sempre stata attratta dalle culture di tutta Europa, grazie anche alle sue origini mittleuropee; tra i suoi amori Checov e Bashevis Singer.
Numerose le commedie di Carlo Goldoni che l’hanno vista straordinaria protagonista.
Negli ultimi anni ha dedicato gran parte del suo lavoro alla poesia. Ha collaborato con poeti e artisti come Mario Luzi, Giovanni Raboni, Vittorio Gassman, Micha van Hoecke.

Dal 2008 è l’ideatrice e la direttrice artistica dei Festival Internazionali della Spiritualità “Divinamente Roma” e “Divinamente New York”. Lei stessa afferma, nel presentare il Programma: “Le religioni diventano spesso pretesto per divisioni, aggressioni e guerre. Ognuno si sente garante di verità assoluta e pare non aver più bisogno della verità dell’altro. Un maestro, Sufi Ibn Arabi, scriveva che Dio non è contenibile da tutti i nostri libri, né dal suo mondo né dal suo cielo ma solo dal cuore di chi lo cerca. … Ma l’uomo finge di non saperlo e si adopra più per trovare i punti di rottura che quelli d’incontro”. E conclude: “Il progetto ambisce ad essere un mezzo di comprensione – attraverso lo spettacolo – dei diversi percorsi religiosi e spirituali.”


ETTY HILLESUM

Etty Hillesum nasce in Olanda nel 1914 da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica. Gli otto quaderni del suo Diario sono la testimonianza di una donna di 27 anni, che negli anni che vanno dal 1941 al ’42, in un’Olanda sconvolta dalla guerra, vive quel periodo come una catarsi, e passa dalla paura all’accettazione della sofferenza. Definisce la vita “ricca di significato” e matura una profonda sensibilità religiosa.
Quando prega, si rivolge a Dio come a se stessa. “..Io riposo in me stessa. E quella parte di me, la parte più profonda e la più ricca in cui riposo è ciò che io chiamo “Dio”“.
Nel 1940 i tedeschi cominciano ad isolare gli ebrei olandesi, nel ‘41 nascono i ghetti e i campi di lavoro, nella primavera del ‘42 iniziano le deportazioni e gli ebrei vengono prima trasferiti nei campi di smistamento e poi soppressi nei campi di sterminio.
Etty non si sottrae al destino del suo popolo, e finché può, usa tutta la sua forza d’animo per esser di aiuto agli altri. I sopravissuti del campo diranno di lei che fino all’ultimo fu una personalità “luminosa”.
Il 7 settembre 1943, assieme al padre, alla madre e al fratello Mischa, un valente musicista, viene deportata ad Auschwitz. Dal treno, prima di partire, getta una cartolina che verrà poi raccolta, in cui è scritto: “Abbiamo lasciato il campo cantando”. Il viaggio durerà tre giorni. Non appena arrivati ad Auschwitz i genitori muoiono nelle camere a gas, Etty perderà la vita il 30 novembre del 1943 e Mischa il 31 marzo del ‘44.
10 novembre 1941
« “Paura di vivere su tutta la linea. Cedimento completo. Mancanza di fiducia in me stessa. Repulsione . Paura ” »
3 luglio 1942
« ” bene , accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so. Non darò fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se gli altri non capiranno cos’è in gioco per noi ebrei.(…)Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato” »
20 luglio 1942
Una pagina significativa del suo Diario, scritta in piena occupazione dell’Olanda :
« Sabato sera, mezzanotte e mezzo…
(…) Per umiliare qualcuno si deve essere in due: colui che umilia, e colui che è umiliato e soprattutto: che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè se la parte passiva è immune da ogni umiliazione, questa evapora nell’aria….
Stamattina pedalavo lungo lo Stadionkade e mi godevo l’ampio cielo ai margini della città, respiravo la fresca aria non razionata. Dappertutto c’erano cartelli che ci vietano le strade per la campagna. Ma sopra quell’unico pezzo di strada che ci rimane c’è pur sempre il cielo, tutto quanto.

Non possono farci niente, non possono veramente farci niente.

Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo…

Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra. »
( Diario, pagine 126-127 )

“… Ho dovuto percorrere un cammino faticoso per ritrovare quel gesto intimo verso Dio, la sera alla finestra, per poter dire: ti ringrazio Signore. Nel mio mondo interiore regnano tranquillità e pace….”

“…Il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi,… e non vedo nessun’altra soluzione, veramente non ne vedo nessun’altra, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappar via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. È l’unica lezione di questa guerra: dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove…”

(?) “…Eppure non riesco a trovare assurda la vita. E Dio non è responsabile verso di noi per le assurdità che noi stessi commettiamo: i responsabili siamo noi! Sono già morta mille volte in mille campi di concentramento. So tutto quanto e non mi preoccupo più per le notizie future: in un modo o nell’altro, so già tutto. Eppure trovo questa vita bella e ricca di significato. Ogni minuto….”

“…La sofferenza non è al di sotto della dignità umana. Cioè: si può soffrire in modo degno, o indegno dell’uomo.
(?) Voglio dire: la maggior parte degli occidentali non capisce l’arte del dolore, e così vive ossessionata da mille paure. E la vita che vive la gente adesso non è più vera vita, fatta com’è di paura, rassegnazione, amarezza, odio, disperazione.
Dio mio, tutto questo si può capire benissimo: ma se una vita simile viene tolta, viene tolto poi molto? Si deve accettare la morte, anche quella più atroce, come parte della vita. E non viviamo ogni giorno una vita intera, e ha molta importanza se viviamo qualche giorno in più o in meno?
Io sono quotidianamente in Polonia, su quelli che si possono ben chiamare dei campi di battaglia, talvolta mi opprime una visione di questi campi diventati verdi di veleno; sono accanto agli affamati, ai maltrattati e ai moribondi, ogni giorno – ma sono anche vicina al gelsomino e a quel pezzo di cielo dietro la mia finestra, in una vita c’è posto per tutto. Per una fede in Dio e per una misera fine.
Si deve anche avere la forza di soffrire da soli, e di non pesare sugli altri con le proprie paure e coi propri fardelli. Lo dobbiamo ancora imparare e ci si dovrebbe reciprocamente educare a ciò, se possibile con dolcezza e altrimenti con la severità…”

(?) Ho il dovere di vivere nel modo migliore e con la massima convinzione, sino all’ultimo respiro: allora il mio successore non dovrà più ricominciare tutto da capo, e con tanta fatica. Non è anche questa un’azione per i posteri? …”

“…Se Dio decide che io abbia tanto da fare, bene, allora lo farò, dopo essere passata per tutte le esperienze per cui possono passare anche gli altri.
E se non potrò sopravvivere, allora si vedrà chi sono da come morirò. Non si tratta più di tenersi fuori da una determinata situazione, costi quel che costi, ma da come ci si comporta e si continua a vivere in qualunque situazione…”

“…Bisogna vivere con se stessi come con un popolo intero: allora si conoscono tutte le qualità degli uomini, buone e cattive. E se vogliamo perdonare agli altri, dobbiamo prima perdonare a noi stessi i nostri difetti. E’ forse la cosa più difficile, come constato così spesso negli altri e un tempo anche in me, ora non più: sapersi perdonare per i propri difetti e per i propri errori. Il che significa anzitutto saperli generosamente accettare…”

“Quando soffro per gli uomini indifesi, non soffro forse per il lato indifeso di me stessa? “

“…Io non ho mai la sensazione che devo volgere qualcosa in bene, tutto è sempre e completamente un bene così com’è. Ogni situazione, per quanto penosa, è qualcosa di assoluto e contiene in sé il bene come il male…”

“ Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle piccolezze e dalle cose superflue di questa vita, è stato inutile…”

“…In me non c’è un poeta, in me c’è un pezzetto di Dio che potrebbe farsi poesia. In un campo deve pur esserci un poeta, che da poeta viva anche quella vita e la sappia cantare…”

Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite. Ho spezzato il mio corpo come se fosse pane e l’ho distribuito agli uomini. Perché no? Erano così affamati e da così tanto tempo.

Il testo integrale della cartolina lanciata dal treno:

A Christine van Nooten
[Presso Glimmen, 7 settembre 1943] Christine,
apro a caso la Bibbia e trovo questo: “Il Signore è il mio alto ricetto”
Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un affollato vagone merci. Papà, la mamma e Mischa sono alcuni vagoni più avanti. La partenza è giunta piuttosto inaspettata, malgrado tutto… Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma molto forti e calmi, e così Mischa. Viaggeremo per tre giorni. Arrivederci, da noi quattro.

… Più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere.
E se sopravviveremo intatti a questo tempo, corpo e anima, ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra parola a guerra finita.
Forse io sono una donna ambiziosa: vorrei dire anch’io una piccola parola.
Arrivederci.”

Etty Hillesum

———————–
(Dal Repertorio di Pamela Villoresi)

Etty Hillesum – DIO

Preghiera della domenica mattina, 12 luglio 1942

Caro Dio, sono tempi d’ansia. Questa notte, per la prima volta, sono stesa nel buio con gli occhi brucianti per le scene dopo scene della sofferenza umana passate davanti a me…
Voglio tentare di aiutare Te, Dio, perché una cosa mi sta diventando sempre più chiara: Tu non puoi aiutarci, noi dobbiamo aiutare Te ad aiutare noi stessi. Ed è tutto quanto possiamo fare in questi giorni e pure quanto realmente conta: noi salviamo quel piccolo pezzo di Te, Dio, in noi stessi….

… Il gelsomino che resiste là fuori è completamente sciupato dalla pioggia e dalle tempeste degli ultimi giorni, i suoi fiori bianchi galleggiano qua e là sulle pozzanghere scure e melmose. Dentro di me, però, in qualche luogo, esso continua a fiorire indisturbato, esuberante e tenero come sempre. Spande il suo profumo tutt’intorno a me, dove Tu abiti, mio Dio…

A volte vorrei incidere delle piccole massime e delle storie appassionate, ma mi ritrovo prontamente con una parola sola: Dio #, e questa parola contiene tutto e allora non ho più bisogno di dire quelle altre cose.

…Ti ringrazio Dio, la pace e la quiete ora regnano nel mio Regno interiore, grazie alla forte autorità centrale che Tu eserciti. I più lontani confini esterni sentono la Tua autorità e il Tuo amore e si lasciano guidare da Te. Dio #.


MADRE TERESA DI CALCUTTA

Madre Teresa nasce a Skopje nel 1910. Entrata nell’ordine delle Suore di Loreto a Dublino, nel 1928, è successivamente inviata in India dove inizia il suo noviziato.
In seguito lascia l’Ordine e fonda le Missionarie della Carità.

Tutti la ricordano per il suo inesauribile impegno verso i poveri e i sofferenti, divisa fra momenti di gioia e di fede perfetta e momenti di oscurità e di assenza di Dio.
Dietro al suo sorriso, infatti, dietro alla sua forza d’animo e alla costante cura degli altri, si nascondeva a volte un’angoscia che rivelava solo ai suoi padri spirituali o in scritti rimasti fino ad ora sconosciuti.

Diceva di se stessa: “Molto spesso mi sento come una piccola matita nelle mani di Dio. E’ Lui che scrive, è Lui che pensa. Lui compie ogni movimento: io devo soltanto essere la matita”.

Padre Brian Kolodiejchuk scrive di lei: “La vita di Madre Teresa mostra come la santità possa essere raggiunta attraverso mezzi molto semplici. Iniziando con l’amare chi non è amato, chi non è voluto, le persone sole più vicine a noi…”

Nel 1979 Madre Teresa ottiene il Nobel per la Pace. Morirà nel 1997 e nel 2003 sarà dichiarata beata.

CITAZIONI

C’è un solo Dio, ed è Dio per tutti; per questo è importante che ognuno appaia uguale dinnanzi a Lui…

…Dobbiamo aiutare un indù a diventare un indù migliore, un musulmano a diventare un musulmano migliore ed un cattolico a diventare un cattolico migliore. Crediamo che il nostro lavoro debba essere d’esempio alla gente…

…Dio ama chi dona con gioia. Se non andate dalla gente col viso gioioso, non fate altro che accrescere il loro buio, le loro miserie e le loro sofferenze…

“…Siate gentili l’una con l’altra. Preferisco che facciate errori nella gentilezza, piuttosto che miracoli nella scortesia…”

“…Il male più grande è la mancanza di amore e di carità, la terribile indifferenza verso il proprio prossimo che vive sul ciglio della strada alla mercé dello sfruttamento, della corruzione, della povertà e della malattia…”

“…Tre giorni fa abbiamo soccorso due persone mangiate vive dai vermi. L’agonia della Croce era sui loro visi. Quanto è terribile la povertà, se non si è amati! Dopo che li abbiamo messi a proprio agio, avreste dovuto vedere il cambiamento. Il vecchio ha chiesto una sigaretta e, meraviglia di Dio, nella mia borsa c’erano due pacchetti delle migliori sigarette: un uomo ricco me le aveva date quella mattina per strada. Dio aveva pensato al desiderio di quel vecchio…”

Se avrete occhi per vedere,
troverete Calcutta in tutto il mondo.
Le strade di Calcutta
conducono alla porta di ogni uomo.
So che vorreste fare
un viaggio a Calcutta,
ma è più facile amare
le persone lontane.
Non sempre è facile
amare le persone
che ci vivono accanto.
E che mi dite
di quelle che non vi piacciono, o che disprezzate?

(da La gioia di amare)
“…Ho visitato una casa di riposo in cui c’erano molti genitori anziani. [...] Ho visto che in quella casa avevano tutto [...] ma ciascuno di loro guardava verso la porta [...] Mi sono voltata e ho chiesto alla suora: “ Come mai queste persone che qui hanno tutto guardano verso la porta, perché non sorridono? Sono così abituata a vedere i sorrisi della nostra gente, persino i moribondi sorridono”
E lei ha detto:”E’ così quasi ogni giorno [...] Sperano che un figlio o una figlia venga a trovarli. Soffrono perché sono stati dimenticati”.
È qui che comincia l’amore. Forse nella nostra famiglia c’è qualcuno che si sente solo, che sta male, che è preoccupato.
E noi siamo lì per accoglierlo?…”

“…Quanto spesso ci guardiamo dentro e vediamo solo Gesù in noi? Lo vediamo servirsi dei nostri occhi, della nostra mente, del nostro cuore, come Suoi? Siamo così abbandonati a Lui da scoprire i Suoi occhi guardare attraverso i nostri, la Sua lingua parlare, le Sue mani lavorare, i Suoi piedi camminare, il Suo cuore amare? Vediamo veramente solo Gesù in noi?…”

“… Non dimenticherò mai la prima volta che mi sono recata a Bourke in visita alle sorelle. Andammo nella periferia della città. C’era una grande riserva dove tutti gli aborigeni vivevano in piccole baracche fatte di latta, vecchi cartoni e così via.
Entrai in una di quelle piccole case. La chiamo casa, ma in realtà si trattava di un’unica stanza, all’interno della quale c’era di tutto.
Dissi all’uomo che viveva lì:” Per favore, mi permetta di rifare il letto, lavare i suoi abiti, pulire la stanza”. Lui continuava a ripetere:” Sto ben così, sto bene così. “
E io replicai: “ Ma starà ancora meglio, se mi permette di fare questo per lei”. All’ultimo acconsentì.
Me lo permise a tal punto che, infine, prese di tasca una vecchia busta, poi un’altra e un’altra ancora. Iniziò ad aprirle, l’una dopo l’altra e dentro l’ultima c’era una piccola foto di suo padre, che mi diede da guardare.
Osservai la foto, poi osservai lui e dissi:” Lei assomiglia davvero a suo padre”. Il fatto che avessi visto la somiglianza del suo volto con quello del padre lo rese felicissimo. Benedissi la foto e gliela restituii, e lo stesso feci con la prima busta, la seconda e poi la terza, e la foto tornò nel taschino accanto al cuore.
Dopo aver ripulito la stanza, trovai in un angolo una grande lampada incrostata di sporcizia e gli dissi:”Perché non accende questa lampada? È una lampada così bella…Perché non la accende?”.
Mi rispose: “ Per chi? Sono mesi e mesi che nessuno viene più a trovarmi. Per chi mai dovrei accenderla?”. Allora gli dissi: “L’accenderebbe se le mie sorelle venissero a trovarla? “. Rispose: “Sì”.
Pertanto le sorelle cominciarono ad andare da lui per solo circa 5 – 10 minuti al giorno, ed iniziarono ad accendere la lampada. Dopo un po’ di tempo, fu lui a prendere l’abitudine di accenderla.
Poi, gradualmente le sorelle smisero di fermarsi da lui, mantenendo però l’abitudine di passare ogni mattina a fargli un saluto.
In seguito mi dimenticai completamente di questo fatto; ma due anni dopo lui mi fece riferire queste parole: “Dite alla Madre, la mia amica, che la luce che ha acceso nella mia vita continua a risplendere”.
“ Sono pronta ad accettare qualsiasi cosa Lui dia, e a dare qualsiasi cosa Lui prenda, con un grande sorriso”.

“Non cercate grandi cose, fate soltanto piccole cose con grande amore. [...] Più piccole le cose, più grande deve essere il nostro amore”.

“… Il frutto del silenzio è la preghiera,
Il frutto della preghiera è la fede,
Il frutto della fede è l’amore,
Il frutto dell’amore è il servizio,
Il frutto del servizio è la pace. “

Vivi la vita

La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, combattila.
La vita è un’avventura, corrila.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.

Madre Teresa di Calcutta


MALEK JÂN NE’MATI

Malek Jan Ne’mati nasce nel 1906 in un villaggio del Kurdistan iraniano. Sorella di un filosofo e figlia di un grande mistico, venerato come un santo, riceve fin da piccola un’educazione classica, caso assai raro all’epoca per una donna. Malek Jan non si limita a seguire i loro insegnamenti, ma li trasfonde in gesti quotidiani, tessuti di tolleranza e di coraggio. A 14 anni viene colpita da una malattia che la rende progressivamente cieca: ciò nonostante continua a coltivare il suo amore per la conoscenza e a vivere in modo indipendente, proseguendo in un lavoro di ricerca spirituale, di introspezione e di lotta interiore, per arrivare alla conoscenza di sé e al perfezionamento del suo essere.
Abitata dall’amore, Janie predica instancabilmente la tolleranza e il rispetto dei diritti dell’essere umano; non conosce né frontiere né nazionalità né distinzioni razziali o religiose. La sua casa infatti è aperta a tutti, distribuisce cibo ai bisognosi, accoglie chi accorre da lei per un consiglio, o per discutere un problema spirituale. Aiuta soprattutto le donne, delle quali ha sempre difeso strenuamente i diritti.
Muore a Parigi il 15 luglio 1993. La sua santità è riconosciuta da tutti coloro che l’hanno incontrata. Luogo di pellegrinaggio e di preghiera, il mausoleo per lei concepito, è simbolo di purezza, di semplicità e di universalità.

Eterna primavera

fino a quando usignolo resterai nel giardino
posando l’anima così su un ramo morto ?

la neve e la brina hanno chiuso ogni cammino
stai morendo di freddo, torna al tuo paese,

non vedi la neve deposta nel giardino?
in quale fiore speri, cosa fai lassù?

cerca il vero luogo dell’eterna primavera
dei germogli e dei fiori a profusione…

CITAZIONI

Uno dei segni della perfezione è dare a ogni cosa il suo giusto valore (113)

Quando ci si rimette nelle mani di Dio, bisogna dirsi: nulla andrà meglio o peggio se ho paura. Il mio destino è nelle mani di Dio. Può darsi che per me sia un bene incontrare delle difficoltà e soffrire, ma è anche possibile che io passi nel fuoco senza che questo mi tocchi. Il rimedio alla paura è fatto di fiducia e di speranza. Bisogna riporre la propria speranza in Dio, non negli esseri umani…(118)

…Se si ha un cuore tenero, si avanza più in fretta lungo il cammino della perfezione. Al contrario, chi non prova compassione, per quanti sforzi faccia, non riuscirà a raggiungere il suo scopo, proprio a causa della durezza. Chi vuole percorrere un cammino spirituale non deve avere il cuore duro ma imparare a provare compassione anche per i propri nemici.

L’essere umano deve lavorare fino all’ultimo respiro, fino a che gli rimane un attimo di vita. Io ho chiesto molto a me stessa e non ho perso un minuto del mio tempo eppure mi rimprovero sempre per tutto ciò che non ho fatto…(128)

…Quando l’uomo ama Dio, concentra su di Lui la sua attenzione. Prega, ha una motivazione, lotta contro il proprio egoismo, si rallegra quando il suo Amato si rallegra in lui. Sono cose che io stessa ho sperimentato. Dio non si può conoscere attraverso le parole, ma nella Verità. È indicibile, ma più la tua anima stabilisce dei legami interiori con Lui, più Lo conosci.(pag.112)

Le prove divine sono fatte perché l’essere umano conosca le sue debolezze (pag.112

[...] L’anima, più è debole e ignorante, più è soggetta alle malattie della psiche. Le anime forti hanno una facoltà d’intendere potente, comprendono e agiscono. La comprensione spirituale permette di dare a ogni cosa il suo giusto valore e di compiere ogni atto nel modo giusto… (pag.115)

[...] Non vi preoccupate di raggiungere Dio. Dio è in ognuno di noi. Non è lontano da noi. Non prefiggetevi un fine. Fate il vostro dovere, e il resto affidatelo a Dio.h (pag.116)

L’anima progredisce nella lotta, non nell’indolenza.

Ogni cammino spirituale ha le sue armi. La nostra arma è fare il bene, essere utili agli altri. Non abbiamo altro. Perfino se ci calunniano, non importa. Dio ci ha dato i mezzi per fare il bene, dobbiamo compierlo senza preoccuparci di cosa pensa la gente. (118)

Fai ciò che Dio ama, ed evita ciò che non ama. Sii fermo e non avere esitazioni.

Fino a quando nell’uomo non si risveglia il senso che permette di riconoscere Dio, non Lo potrà conoscere. Se anche vede dei miracoli, penserà che si tratti di illusioni. Un fattore che contribuisce al risveglio di questo senso, è la fede sincera. Quando la fede arriva a un livello in cui non vi è più spazio per il dubbio, si percepisce Dio dentro di sé. (132)

Di fronte al Divino più si è umili, più ci si considera nulla, meglio è. Non bisogna vantarsi, in nessun caso. D’altronde, vantarsi di che?

Sono arrivata al punto in cui non ho più un Io. Non esiste più un io faccio, io dico, io voglio… Mi abbandono alla Sua volontà. A questo stadio, si lavora senza preoccuparsi più del risultato. (132)

Dobbiamo trarre delle lezioni da tutto ciò che ci accade.

Tutte le forme di devozione sono fatte perché l’uomo raggiunga l’Istante.
L‘Istante è un irradiamento puntuale della Fonte che porta all’apice le caratteristiche di un essere umano. L’uomo pratica le devozioni e si dà molta pena per attirare la Sua attenzione e perché si produca l’Istante. Le devozioni servono a preservarci dalla negligenza e a favorire l’Istante. L’essenziale, però, è agire bene. Quando si agisce nel bene, si tende naturalmente verso la devozione. Se qualcuno non è attratto dalla preghiera, è meglio quindi che agisca nel bene.(128)

(?) […] Le anime sono diverse le une dalle altre, e ci sono delle differenze nella creazione […]. La mia anima non conosce riposo, è scrupolosa e precisa. Non si lascia attrarre da qualsiasi cosa.
Non sono mai soddisfatta. Dio mi ha messo a disposizione un mondo interiore molto luminoso. Questi doni sono innati. Se li avessi acquisiti, potrei intervenire, ma ciò che è innato, non si può modificare. (pag. 39)

A proposito della conoscenza:
“Quando parlo di ricerca, non si tratta di analizzare dei libri, ma di cercare in noi stessi. Occorre affinare il nostro essere fino a conoscerci. In realtà, la ricerca non è altro che la conoscenza di sé.” (pag. 43)

Se Sheykh Jâni, la contemplativa, aveva gli occhi rivolti verso un mondo interiore spiritualmente intenso, al contempo viveva nel mondo materiale con una pienezza e una forza che contrastavano con la sua figura esile ed evanescente. Malgrado il suo gusto per la speculazione metafisica, e la sua attrazione per la conoscenza teorica, era al contempo una donna d’azione e credeva nel lavoro come modalità operativa del cammino spirituale. Diceva:
“L’attenzione permanente alla Fonte non è possibile che nell’azione. Agire nel senso della soddisfazione di Dio, è questa l’attenzione. Se ti metti in un angolo e non fai che meditare, finisci per impazzire.” (pag. 50)

Nella sua concezione dell’azione spirituale, Sheykh Jâni considerava come una priorità assoluta il mettersi al servizio degli altri, nella misura dei propri mezzi:
“Bisogna vedere qual è la via che Dio indica per farci avanzare sulla via della perfezione. In questo momento, noi abbiamo la possibilità di compiere buone azioni e di servire gli altri. Diamo aiuto ai poveri; ma se questo ci crea un disagio nel cuore, danneggiamo il beneficio spirituale che ci viene da quel gesto. Se siamo scontenti, o ci insuperbiamo danneggiamo noi stessi. Per me è molto importante che non perdiamo le occasioni di fare del bene, messe a nostra disposizione. Finché potremo, faremo ciò che dobbiamo fare. (pag. 57)

Un’occidentale chiese un giorno a Malek Jân un consiglio per la sua fede e la sua via spirituale. Lei rispose:

…In genere, dobbiamo prendere in considerazione l’utilità delle cose e non le cose in sé. Per esempio, bisogna vedere qual è l’utilità di un consiglio. I consigli non sono che parole, ma qual è la loro utilità? Finché non ci si confronta con qualcosa, non si può cogliere l’utilità di un consiglio. È quando si compie un errore che il consiglio ci torna in mente e se ne coglie l’utilità.
Se non avessimo in noi l’io imperioso, non avremmo bisogno di consigli. Finchè l’uomo non conosce le sue debolezze, non si accorge dei suoi errori, e i consigli non servono a nulla. Dunque, l’utilità del consiglio, è custodirlo nella memoria, perché il giorno che compiamo un errore, ci torni in mente. Altrimenti, i libri sono pieni di consigli. Dovete penetrare in voi stessi e osservarvi, per comprendere ciò che è utile per la vostra vita in questo mondo e ciò che è utile per la vostra vita nell’aldilà. A quel punto, tutto diventa più chiaro.(pag. 124)
Il cuore votato a Dio, la mano pronta a servire, la lingua pronta a dire il bene: così dobbiamo essere. ( da Ostad Elahi, Pensieri di Luce – Trad. Mario Luzi – Mondadori 2000)

La chiave di volta della vita in questo mondo è il rispetto dei diritti altrui. (Ostad Elahi, Pensieri di Luce- Traduzione di Mario Luzi- Mondadori 2000)

Nella Via della Verità non c’è differenza tra uomini e donne, né tra razze o religioni. (Ostad Elahi, Pensieri di Luce- Traduzione di Mario Luzi- Mondadori 2000)

Tu

Ovunque guardi non ci sei che Tu
L’ unico senza uguali, il salvatore, Tu

Tetto, porta, finestra
al di fuori di te, nulla, solo Tu

Che ti riveli in ogni forma
nulla è fuori di te, tu sei Tu

Mi hai preso la vista dallo sguardo duplice
e mi hai mostrato l’unicità, Tu

Cielo e terra, qui e oltre
l’ impareggiabile tutto, solo Tu

Colui che desidera ed è desiderato
tutti e due sono uno e sono solo Tu

Nella preghiera sei l’orante e la meta
l’essere necessario, tutti sono solo Tu

Lode alla tua gloria, gloria alla tua potenza
tu solo discepolo e tu solo maestro

Di quale velo segreto sei avvolto
perché alla mia coscienza Tu sia nascosto
Tu?