I ragazzi di Via Panisperna

REGIA: Gianni Amelio
PRODUZIONE: Urania Film con Beta Film e Taurus Film (co-production) – Rai 1- 1989 – Drammatico
INTERPRETI: Mario Adorf, Ennio Fantastichino, Alberto Gimignani, Virna Lisi, Michele Melega, Laura Morante, Andrea Prodan

Sinossi:

Nel 1930 opera a Roma, nell’Istituto di Fisica di Via Panisperna, un gruppo di giovani di grande impegno e talento – Majorana, Pontecorvo, Amaldi, Rasetti, Segrè – sotto la guida di Enrico Fermi, professore giovanissimo già Accademico d’Italia. È un evento straordinario. La sfida tra due diverse concezioni della fisica, quella ufficiale e quella che ora si esprimeva in termini di energia non già elettrica, ma nucleare. Nella ricostruzione romanzata di Amelio emergono in un rapporto di conflittuale ammirazione e diffidenza reciproche, Enrico ed Ettore. Diversi nell’approccio scientifico, Enrico scienziato sperimentatore ed Ettore “puro”, di intuito geniale. Si scontreranno sulle conseguenze e le responsabilità morali che la nuova scoperta implica nei confronti dell’umanità. Prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, il gruppo si disgregherà. Enrico Fermi si trasferirà negli Stati Uniti ed Ettore a Napoli, dove insegnerà,  per poi abbandonare tutto, forse stanco e smarrito, e ritirarsi fra le zagare e la calura della sua ricca proprietà siciliana, per scomparire, infine, in maniera misteriosa.

 

Estratti dalla sceneggiatura del film di G. Amelio e V. Cerami

«Il film narra la storia di un gruppo di fisici italiani degli anni Trenta che lanciarono la sfida alla tradizione di Volta e Marconi. I due più dotati arrivano a fare la scoperta che li proietta al centro dell’attenzione di tutto il mondo scientifico internazionale. I loro nomi sono Enrico Fermi ed Ettore Majorana. I due, legati da amicizia profonda, reagiscono in maniera diametralmente opposta a questa scoperta. Così, mentre Fermi ritiene che anche il progresso abbia il suo prezzo, Majorana scompare definitivamente da questa vita».

«Via Panisperna è un’antica strada di Roma. Al numero 90 in una palazzina nascosta tra gli alberi un gruppo di giovani scienziati effettuò l’esperimento di fisica nucleare destinato a segnare per sempre il cammino della scienza e del genere umano. Era l’autunno del 1934»

 

Una scoperta “per caso”

«Il giardino, non grande, limitato da una parte dal muro dell’antica chiesa di San Lorenzo in Panisperna, era un luogo romantico, e Lodovico Zanchi, che ne aveva cura, vi aveva fatto mettere piante di fiori, alberi da frutto e pesci rossi nella vasca».

Con queste parole Laura Fermi, moglie di Enrico, introduce nel suo libro Atomi in famiglia la celebre vasca dei pesci rossi del Regio Istituto Fisico di Roma, che tanta importanza avrebbe rivestito nella storia del XX secolo. Motivo: in essa avvenne la scoperta fondamentale per il futuro sviluppo della bomba atomica, ossia che i neutroni lenti sono assai più efficaci di quelli veloci nel produrre le reazioni nucleari. Ma come mai Fermi e gli altri “ragazzi di via Panisperna”, quello storico 22 ottobre 1934, ebbero l’idea, apparentemente bislacca, di immergere dei cilindretti di argento da sottoporre a radiazione di neutroni nella vasca piena d’acqua dell’ex convento delle suore?

Una spiegazione soddisfacente non è fornita né dal citato libro della moglie-assistente del premio Nobel («proviamo un po’ a immergere l’argento in una grande quantità d’acqua», suggerì Fermi), né da altri libri che narrano le vicende di quella scoperta (per esempio Enrico Fermi, fisico di Emilio Segrè e Materia e antimateria di Ginestra Amaldi).

Ci provano adesso i due fisici Fabio Cardone e Roberto Mignani dell’Università di Roma Tre, […] armati di quel giusto mix di spirito dissacratore, atteggiamento sornione e acume investigativo che non possono mai mancare tra le doti di uno scienziato che si rispetti, Cardone e Mignani sono andati a frugare tra i resoconti e le memorie dei protagonisti dell’epoca, scoprendo che presentavano ciascuno una versione diversa dei fatti, e soprattutto non fornivano una spiegazione plausibile per il poco ortodosso ricorso alla vasca dei pesci rossi.

Finalmente i due hanno trovato il bandolo della matassa nel Museo della Fisica della “Sapienza” di Roma, grazie alla testimonianza dell’anziano custode Mario Berardo (deceduto nel febbraio 1999). Questi, all’epoca quattordicenne tecnico assegnato a Fermi, ricorda distintamente come si svolgevano i fatti.

La “sora Cesarina”, al secolo Cesarina Marani, donna delle pulizie, invece di riempire i propri secchi al lavandino del pianterreno come da istruzioni ricevute, si serviva del lavandino di uno dei laboratori, e li nascondeva sotto un tavolo dotato di tendine. Il tavolo era proprio quello dove si svolgevano gli esperimenti di irradiazione, i cui risultati venivano influenzati dall’acqua dei secchi.

Perciò Fermi ripeté gli esperimenti, dapprima in uno dei secchi, e poi in una maggiore quantità di acqua, scegliendo appunto la vasca dei pesci rossi (anche per la convinzione che la pietra delle pareti fosse trasparente all’irraggiamento neutronico). Questa versione dei fatti è stata puntualmente confermata nel 1958 da Oscar D’Agostino, il chimico di via Panisperna al giornale Candido di Guareschi.

I secchi della signora Cesarina, osservano Cardone e Mignani, svolsero quindi una duplice funzione, in quanto fecero capire che, contrariamente alla credenza comune, la radioattività era indotta in modo apprezzabile solo dai neutroni lenti, e inoltre «permisero di individuare immediatamente qual era la sostanza più adatta a frenare i neutroni».

Quindi sarebbe stato ancora una volta il caso a determinare un progresso scientifico, come già altre volte è successo nella storia della scienza (dalla vasca di Archimede alla mela di Newton, alla carta fotografica di Becquerel). Ed è proprio l’apertura di un dibattito sul metodo scientifico il fine ultimo del libro, che oltre alla rimozione dell’elemento «caso» dalle storie ufficiali sui lavori di via Panisperna segnala anche la presenza dell’elemento «pregiudizio», che impedì ai giovani fisici di accorgersi che avevano realizzato la prima fissione nucleare della storia.

«La ragione della nostra cecità non è chiara nemmeno oggi», scriverà molti anni dopo Emilio Segrè, ma forse quella cecità non colpì proprio tutti i “ragazzi”. Le memorie di Oscar D’Agostino riportano infatti l’interesse del genio della matematica Ettore Majorana per la scoperta di Fermi, insieme a un episodio che si trova confermato dal matematico Umberto Bartocci in un suo libro su Majorana: la violenta discussione tra questi e Fermi sulla interpretazione teorica delle recenti scoperte, davanti a lavagne piene zeppe di numeri e formule.

[da I secchi di via Panisperna, di Angelo Gallippi, in Technology Review, anno XIII, n. 5 – Settembre-Ottobre 2000]

 

«Gli uomini spesso parlano come se il progresso della scienza dovesse essere una manna per l’umanità, mentre temo si tratti di una delle illusioni dell’ottimistico diciannovesimo secolo cui la nostra epoca più disincantata debba rinunciare. La scienza permette a chi ha potere di raggiungere i propri scopi in modo più soddisfacente di quanto potrebbe altrimenti. Se i propositi sono buoni, ciò è un vantaggio; se sono malvagi, è un danno. Nell’epoca attuale, sembra che gli scopi di chi ha potere siano soprattutto malvagi, nel senso che comportano una diminuzione, nel mondo intero, di quelle cose che gli uomini ritengono concordemente buone. Di conseguenza, al momento, la scienza è dannosa perché accresce il potere di chi governa. La scienza non è un sostituto della virtù: per una vita felice è necessario il cuore quanto la testa.

Se gli uomini fossero razionali nei loro comportamenti, ossia se agissero nel migliore dei modi per raggiungere i fini cui tendono liberamente, l’intelligenza basterebbe a fare del mondo pressoché un paradiso. Generalmente, ciò che è vantaggioso a lungo termine per un uomo lo è anche per un altro. Ma gli uomini sono mossi da passioni che distorcono la loro visione: provando un impulso a fare del male agli altri, si persuadono che fare questo sia nel loro interesse. Agiranno, perciò, in direzione di ciò che sia davvero a loro vantaggio, solo se spinti da un impulso generoso che li renda indifferenti al proprio interesse. Questo perché il cuore è altrettanto importante della testa. Con il “cuore” intendo, qui, la sommatoria di tutti gli impulsi benevoli. Dove sono questi, la scienza è di aiuto nel renderli efficaci; dove questi mancano, la scienza rende soltanto gli uomini più astutamente diabolici».

da Bertrand Russell, Icarus or The Future of Science, 1924