La ricerca della felicità

di Gabriele Muccino

Lunedì 19 marzo 2018 – ore 9.30
Casa del cinema – L.go Marcello Mastroianni, 1 (Villa Borghese)

Incontro/dibattito con Massimo Gubinelli, professore di Psicologia sociale – Università Pontificia Salesiana.

Comunicato stampa 19-3-2018

LA RICERCA DELLA FELICITÀ – (The Pursuit of HappYness)

REGIA: Gabriele MUCCINO
PRODUZIONE: U.S.A. – 2006 – Drammatico
INTERPRETI: Will Smith, Jaden Smith, Thandie Newton, Brian Howe, James Karen, Dan Castellaneta, Kurt Fuller, Takayo Fischer, Scott Klace

Trama (dal sito ufficiale del film integrata da informazioni tratte da wikipedia)

Il film è ispirato ad una storia vera: quella di “Chris Gardner”, attualmente imprenditore milionario, che all’inizio degli anni ’80 trascorse un periodo di intensa povertà con suo figlio piccolo a carico e senza una casa dove vivere.

Tutto ha inizio il 1981 nella città di San Francisco, dove Chris Gardner (Will Smith) vive cercando di vendere un macchinario ospedaliero per la scannerizzazione delle ossa corporee. Pochi anni prima Chris, con i risparmi di una intera vita, aveva investito su questi apparecchi ultramoderni sperando di far fortuna. Purtroppo le vendite vanno piuttosto male per il costo del macchinario, ritenuto dai medici non necessario.

La convivenza in casa Gardner risulta sempre più difficile, la moglie costretta a turni massacranti di lavoro per poter pagare i debiti, lascia il marito che, rimasto da solo con il figlio, perde anche la casa per il mancato pagamento dell’affitto. Senza darsi per vinto egli si trasferisce in un motel e riesce ad entrare come stagista, non pagato, in una grande azienda finanziaria, dove alla fine di sei mesi solo 1 su 20 sarebbe stato assunto: una remota speranza di successo.

Ma quando le cose sembrano aver preso una piega migliore, lo Stato gli porta via i pochi risparmi, ottenuti dalla vendita degli ultimi scanner, in risarcimento delle tasse arretrate. A pochi mesi dalla fine dello stage e senza nient’altro da vendere, Chris e il figlio vivono giorni di stenti cercando riparo nei dormitori dei senzatetto.

Nonostante tutto, Chris continua ad essere un padre affettuoso e presente, usando l’amore e la fiducia che il figlio nutre per lui come spinta per superare gli ostacoli che incontra sulla sua strada. Riesce a tirare avanti soprattutto per offrire una vita migliore al figlio, e in virtù della sua forte motivazione Gardner riesce a superare la selezione e venire assunto, iniziando così una nuova vita per lui e il piccolo Christopher.

Il film è suddiviso in capitoli “intitolati” personalmente dal protagonista, con una bella colonna sonora di Andrea Guerra.

Commento

Un film che sottolinea il valore aggiunto dello sforzo. Ma anche un film sulle relazioni umane, sulla sincerità, sul saper perdere sapendosi prendere la responsabilità dei propri errori senza giudicare quelli altrui: il protagonista non giudica mai le persone con cui ha a che fare, la moglie per non aver retto il menage, la hippy per essersi tenuta lo scanner, il proprietario di casa che lo sfratta, persino il responsabile del corso che fa delle discriminazioni nei suoi confronti. Si limita a descrivere la realtà in maniera lucida senza ritenere che il suo stato dipenda da comportamenti altrui.

Come è nato il film

Nel 2003, il produttore esecutivo Mark Clayman, sceneggiatore e attore di recente passato alla produzione, è venuto a conoscenza della storia di Chris Gardner guardando uno puntata del programma televisivo “20/20”. Racconta il produttore: “Mia moglie ed io non siamo degli appassionati di ‘20/20’ ma ci siamo imbattuti per caso nella puntata che parlava della vita di Chris, degli insormontabili ostacoli che aveva dovuto affrontare, primo tra tutti quello di non avere una casa. In un momento della trasmissione, si vedeva Chris che tornava in una delle stazioni della metropolitana dove aveva dormito insieme al figlio e mostrava al pubblico come gli faceva il bagnetto nel lavello. Poiché avevamo un figlio di un anno, guardando la trasmissione ci siamo commossi fino alla lacrime. Devo premettere che non ho mai considerato la storia di Chris come l’incarnazione del sogno americano ma semplicemente come una commovente storia famigliare. Mi sono voltato verso mia moglie e le ho detto: ‘Devo avere i diritti su questa storia e trasformarla in un film interpretato da Will Smith.”

La mattina successiva alla messa in onda di “20/20” il telefono di Chris Gardner non aveva mai smesso di squillare ma in qualche modo Clayman é riuscito ad a ottenere la sua attenzione, perché come ricorda Gardner, “era stato onesto, sincero, e diretto, ed era andato direttamente al punto.” Nella telefonata organizzarono una riunione presso la società di produzione Escape Artists, i cui tre soci Todd Black, Jason Blumenthal e Steve Tisch si erano occupati in passato e separatamente di film quali Antwone Fisher, American X e il pluripremiato Forrest Gump. ”A mio modo di vedere,” commenta Blumenthal, “la storia di Chris Gardner era una storia universale che parlava di un padre disposto a qualunque sacrificio pur di proteggere il figlio e tenerlo al sicuro. Aveva in sé una carica emotiva che avrebbe toccato chiunque e l’abbiamo usata come punto di partenza per raccontare una storia ispirata alla vera vita di Chris Gardner.”

Anche il suo partner, Todd Black, è rimasto colpito e soprattutto ispirato dalla storia. “Mi sono detto subito: ‘Mio Dio, è una storia fantastica. E’ una specie di Rocky, perché c’è un tizio che è praticamente un fallito, uno sconfitto ma che alla fine arriva al successo.’ Si prestava a meraviglia per un film e volevamo essere noi a realizzarlo.”

Black e Blumenthal hanno contattato il produttore James Lassiter, socio di Will Smith presso la Overbrook Entertainment e anche lui è rimasto molto colpito dalla storia: “Sapevo che a Will sarebbe piaciuta sia come uomo, sia come padre,” commenta Lassiter che ha mandato immediatamente la cassetta con la puntata di “20/20” a Vancouver, dove Will Smith stava girando Io, Robot, e meno di 24 ore dopo, l’attore ha risposto. “Dopo aver visto la cassetta con la puntata di ‘20/20’, ho visto la sua storia come l’incarnazione del sogno americano,” commenta Smith “Il fondamento del nostro paese è proprio la speranza che qualunque persona armata di buona volontà e determinazione può farsi una nuova vita, ricominciare da capo e che partendo dal basso può arrivare fino in cima. Ogni volta che vediamo qualcuno fare sfoggio di tanta diligenza e grandezza, ci chiediamo: ma io, sarei in grado di farlo? Sono abbastanza uomo per affrontare tutti gli ostacoli che quell’uomo ha dovuto superare – e alla sua stessa maniera? Sono tutte domande che mi sono sinceramente posto.”

Il passo successivo è stato trasformare un programma televisivo di 15 minuti in un lungometraggio. “Il punto centrale è sempre e innanzitutto trovare lo sceneggiatore giusto,” osserva Black. “Per nostra grande fortuna, avevano appena collaborato con Steven Conrad per The Weather Man. Quando gli abbiamo fatto vedere la cassetta con la trasmissione televisiva, ha detto: ‘So come trasformarlo in un film. Lasciatemi tentare.’”

Nonostante avesse dato la sua benedizione alla Escape Artists affinché trasformasse la sua vicenda in un film, all’inizio Gardner era piuttosto preoccupato soprattutto per le libertà che avrebbero dovuto prendersi per adattare la storia della sua vita allo schermo cinematografico. Racconta Blumenthal: “E’stato fondamentale per noi incontrarlo per rassicurarlo e spiegargli che indipendentemente dai cambiamenti che avremmo apportato alla storia per scopi narrativi e cinematografici, ci saremmo battuti con le unghie e con i denti per proteggere l’integrità di quello che aveva vissuto, e che continua a vivere, vale a dire la sua vita.”

Dopo l’incontro iniziale, i produttori hanno organizzato una riunione tra Conrad e Gardner, a Chicago (dove vivono entrambi). Gardner ha lavorato a stretto contatto con lo sceneggiatore, rispondendo abilmente a tanti quesiti e fungendo da cassa di risonanza. “Steve mi ha messo subito a mio agio e abbiamo trascorso tanto tempo insieme. Gli ho raccontato la mia storia e poi lui ha deciso quali erano gli elementi che avrebbe potuto usare nel film. Steve è stato molto chiaro con me e mi ha spiegato che lui era uno sceneggiatore e non un biografo. Ed io mi sono detto sin dall’inizio: ‘Chris, hai ceduto i diritti sulla tua vita e quindi devi concedere a Steve delle licenze artistiche.’” Durante la produzione del film, Gardner ha deciso di scrivere la sua storia in un libro non romanzato, intitolato The Pursuit of Happyness, che è stato pubblicato all’inizio di quest’anno ottenendo delle ottime critiche. (Il libro La ricerca della felicità sarà pubblicato in Italia da Fandango Libri a gennaio)

Tra i cambiamenti maggiori c’è stato quello di trasformare il figlio di Gardner da quasi neonato a bambino di cinque anni e l’eliminazione del piccolo stipendio che Gardner percepiva per il suo lavoro di praticante. La sceneggiatura ha anche richiesto la creazione di personaggi che sono nati un po’ dalla somma delle varie persone che Gardner ha incontrato in quel periodo della sua vita, compresa la madre di suo figlio.

“Chris è stato molto onesto con me parlando di quel periodo della sua vita,” commenta Conrad. “Abbiamo pensato che la cosa più importante per il film fosse cercare di far vedere cosa significhi essere letteralmente sul lastrico. E lui ha accettato la maggior parte di queste invenzioni per fini narrativi ma solo quando sentiva che erano giuste.”

Inoltre, Conrad ha aggiunto un po’ di colore, trasformando il protagonista in un mago del Cubo di Rubik (un gioco di grande successo negli anni 80) anche se il vero Gardner non ne aveva mai preso in mano uno in tutta la sua vita. Nel film, il cubo di Rubik serve come espediente per mostrare al pubblico le straordinarie capacità di Gardner, le stesse che gli permetteranno di imporsi su tutti gli altri candidati al posto di praticante.

I produttori sono stati molto contenti della prima versione della sceneggiatura scritta da Conrad. Black, che conosceva Conrad dagli inizi degli anni ‘90, e che aveva prodotto la sua prima sceneggiatura, Ricordando Hemingway, osserva: “La sceneggiatura di Steve era magica, diversa da qualunque cosa avessi letto fino a quel momento. Ha preso dei fatti realmente accaduti e li ha messi insieme dando vita ad una storia con un grande impatto drammatico, e ha funzionato a meraviglia.”

Anche il produttore Lassiter era altrettanto entusiasta. “Quando avevo visto la cassetta di “20/20”, l’avevo trovata magnifica e molto toccante, ma non ero certo che avremmo potuto tirarne fuori un film. Quando ho letto la sceneggiatura, però sono rimasto strabiliato perché Steve era riuscito a catturare l’essenza della storia e da quel momento Will ed io abbiamo accettato di imbarcarci in questa avventura.”

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Curiosità:

- Nel film il figlio di Chris Gardner (Will Smith) è interpretato proprio dal figlio dell’attore (Jaden Smith)

- Per riuscire a convincere un direttore dell’azienda delle sue doti Chris fa vedere come si può completare il Cubo di Rubik in 2 minuti (a quel tempo nessuno ci era ancora riuscito). Per riuscirci sono stati assunti due campioni nella risoluzione del cubo di Rubik come consulenti per Will Smith

- Nel titolo originale del film, The pursuit of Happyness, l’errore di ortografia della “y” al posto della “i” in “happyness” è tratto da un graffito che appare nel film, di fianco all’entrata della scuola frequentata dal piccolo Christopher. Si riferisce alla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, come scritta da Thomas Jefferson, dove sono elencati i diritti inalienabili dell’uomo: la tutela della vita, della libertà e la ricerca della felicità.

- Il vero Chris Gardner ad oggi è milionario.