IL RAGAZZO INVISIBILE *

di Gabriele Salvatores

* Partecipazione riservata agli studenti che frequenteranno il corso “Prevenzione e contrasto al bullismo e al cyberbullismo”

Lunedì 22 febbraio 2016 – Ore 9:30
Casa del Cinema – L.go Marcello Mastroianni, 1 (Villa Borghese)

Incontro/dibattito

Comunicato stampa 18-02-2016

Il ragazzo invisibile

Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo
Produzione: Italia – 2014 – drammatico-fantascientifico
Interpreti: Ludovico Girardello, Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio, Noa Zatta, Christo Jivkov, Ksenia Rappoport

Michele, ragazzo timido e riservato, vessato dai bulli della scuola, scopre di avere il (super)potere dell’invisibilità.

Salvatores si cimenta con un film di genere nel genere: una storia di supereroi all’interno di un film per ragazzi, filone supremamente (e inspiegabilmente) trascurato in Italia. Quello di Michele è un classico viaggio di formazione che pone al pubblico le grandi domande di chi si affaccia all’età adulta (e che riguardano anche il mondo dei “grandi”). Chi siamo? Di chi possiamo fidarci? A chi dobbiamo dare ascolto? Di chi (o che cosa) siamo figli? La nostra famiglia di elezione coincide con quella biologica? Quali sono i nostri veri talenti e come possiamo usarli in modo consapevole? Salvatores non disdegna spiegazioni didascaliche e sottolineature esplicite, rifiutando lo snobismo dell’autore adulto che strizza l’occhio ai suoi coetanei. Le scelte estetiche e narrative rispettano la composizione grafica del fumetto e l’iperrealismo (magico) del racconto fantastico. (sintesi da Paola Casella, mymovies.it)

Gabriele Salvatores ha frequentato l’Accademia del Piccolo Teatro di Milano e poi, nel 1972, ha fondato il Teatro dell’Elfo, dove ha diretto molti spettacoli definiti d’avanguardia, ultimo dei quali Cafè Procope (1989). Intraprese la carriera cinematografica con la regia di Sogno di una notte d’estate di Shakespeare (1983). Ispirato a un testo teatrale è Kamikazen. Ultima notte a Milano. Seguì la trilogia Marrakech Express, Turnè e Mediterraneo, il suo più grande successo: Oscar (1992) come miglior film straniero, David di Donatello come miglior film, montaggio e suono e Nastro d’Argento per la regia. È autore e regista di film, videoclip e documentari.

Il ragazzo invisibile, supereroe tra Omero e X-Men
Intervista a Gabriele Salvatores, di Marzia Gandolfi, mymovies.it, 12 dicembre 2014

[…] Quanti anni ha il tuo “ragazzo invisibile”?
«Michele ha solo 13 anni e tutti i problemi che si hanno alla sua età: è vessato dai bulli di turno, è innamorato di una ragazzina che sembra non vederlo, ha difficoltà enormi in famiglia, addirittura problemi di identità. Ma poi una mattina scopre allo specchio di avere un dono, un potere, quello dell’invisibilità. Da sempre sono affascinato dai supereroi e dai loro superproblemi, dunque, quando mi si è presentata l’occasione, non potevo pensarne uno immune dagli affanni esistenziali».

Perché proprio l’invisibilità?
«Ho scelto l’invisibilità perché è un superpotere psicologico, non voli, non spacchi, non hai la super forza, con l’invisibilità puoi solo scomparire, è un superpotere dell’anima. Tu sei presente ma gli altri non ti vedono. Ricordo quando ero adolescente delle volte, delle tante volte, in cui mi sono sentito invisibile, avevo paura di non essere visto, di non essere notato, considerato. E a proposito di questo c’è una scena […] in cui Valeria Golino, che interpreta la madre di Michele, sta parlando al telefono e il ragazzino è davanti a lei a mezzo metro, invisibile. Si aggiunga poi che il mio protagonista per diventare invisibile deve togliersi i vestiti, restare nudo, mettersi letteralmente a nudo. E allora lui è lì, completamente nudo a mezzo metro dalla madre e lei non lo vede. Succede qualche volta di non vedere i propri figli o al contrario che siano loro a non farsi vedere da noi.

I disegnatori degli anni Quaranta molto spesso sceglievano piccoli personaggi per le loro storie illustrate, un bambino, un cane, un gatto. Nelle loro strisce gli adulti non si vedevano mai, disegnavano e “inquadravano” soltanto le loro gambe o le loro mani [..]. Puoi dirmi in che modo nel film gli adulti interagiscono col mondo dei più piccoli? La macchina da presa è ad altezza di bambino?
«In Io non ho paura la macchina da presa era sempre all’altezza degli occhi del bambino, degli adulti inquadravo solo parti del corpo proprio come nelle strisce che lei ha citato, ne Il ragazzo invisibile invece gli adulti ci sono, si vedono a figura intera ma sono tutti doppi o per lo meno dicono di essere una cosa e poi ne sono un’altra. Se faccio scorrere nella mia mente i “grandi” del film, non ce n’è uno che non sia diverso da come appare, da qui il disorientamento del protagonista. Da qui il disorientamento dei ragazzi. L’assenza dei padri e delle madri, il loro essere parziale per me è un tema importante per l’epoca in cui viviamo, è una delle tante sottotracce del film. Dell’evaporazione dei padri e dei figli che restano poi ha parlato con grande competenza Massimo Recalcati nei suoi libri. Penso in particolare a Il complesso di Telemaco, Michele è in fondo come il figlio di Ulisse, figlio di un padre “supereroe” e sempre troppo lontano, un padre che non c’è mai».

Modelli, citazioni, richiami si spingono indietro nel tempo, mi parla di Ulisse ma possiamo azzardare anche gli X-Men?
«Assolutamente. Gli X-Men sono un riferimento pensato, anzi i miei sceneggiatori stanno scrivendo un sequel di questo film, un po’ per divertimento, un po’ perché ci piace pensare a questi ragazzini dotati di superpoteri e riuniti tutti insieme in un luogo. Non tutti i film di supereroi mi piacciono, anzi non sono proprio il mio genere preferito però ce ne sono alcuni, il primo Spider Man sicuramente e poi appunto gli X-Men, che hanno dentro delle cose molto interessanti, sono quelli che più degli altri fanno riferimento ai miti. L’Odissea per me è il primo romanzo fantasy della storia, potremmo davvero considerarlo il primo libro di supereroi, l’uomo ha sempre immaginato di incontrare qualcuno con un potere straordinario o addirittura di possederlo lui stesso. La prima saga di Spider Man, Guerre Stellari raccontano in fondo questa storia, la stessa storia, storie di padri, di madri, di figli, di poteri, di responsabilità. Nel mio film questa relazione acquista una dimensione quasi psicanalitica, ci sono addirittura due mamme, incarnate da una luna chiara e da una luna scura, l’altra parte della maternità, quella nascosta».
[…] Tornando ai prestiti e ai rimandi, il temporale, meglio l’idea che il temporale inneschi il poter dell’invisibilità te l’ha ispirata Misfits? La serie televisiva britannica (e fantastica) in cui un gruppo di adolescenti disadattati acquista i superpoteri dopo essere stato investito da un temporale…
«Il temporale è una casualità ma in fondo ha senso. Il temporale è una scarica di energia elettrica e magnetica e quindi ci sta che il superpotere venga innescato attraverso una scossa, non ci avevo pensato ma mi piace e poi dopotutto in ogni film o fumetto del genere c’è sempre un elemento esterno scatenante. Da adesso potrei tenerne conto e valermi dell’osservazione. Io non ho visto la serie in questione ma è molto probabile che i miei giovani sceneggiatori la conoscano e che in qualche modo il temporale di Misfits “incomba” anche sul film. Michele scoprirà il suo superpotere dopo un grande temporale, risvegliandosi all’indomani di un party di Halloween. Lui è convinto che l’invisibilità gli derivi da un costume comprato in un negozio cinese. Inizialmente si convince di essere un mostro, lo pensa e lo dice, teme di non poter più andare a scuola perché non è in grado di controllare quello che gli è capitato, appare e scompare suo malgrado, si lascia travolgere dal suo potere, ne abusa ma un po’ alla volta impara a prenderne le misure, a gestirlo e a metterlo al servizio di qualcosa di veramente importante. E qui torniamo alla psicanalisi, il mio protagonista passa dal principio di piacere a quello di realtà, a quello dell’età adulta». […]