Le mani sulla città

di Francesco Rosi, Italia, 1963

Film di impegno civile, spietata denuncia della corruzione e della speculazione edilizia dell’Italia degli anni sessanta. La didascalia: «I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica è la realtà che li produce».
Ambientato a Napoli (nominata per la prima volta a trenta minuti dall’inizio del film), scelta a rappresentare una qualsiasi città italiana (pur trattando di abusi edilizi non si cita mai la Camorra). Nella prima scena, un uomo guarda il paesaggio e, indicando i palazzi sullo sfondo ai suoi collaboratori, mostra la direzione in cui il piano regolatore prevede lo sviluppo della città. Intendono speculare sul terreno ad uso agricolo in cui si trovano, comprandolo e cambiando poi il piano regolatore. L’uomo è Edoardo Nottola, personaggio spregiudicato, dal doppio ruolo, in chiaro conflitto d’interessi, di costruttore edilizio e consigliere comunale della città.
Quando nei suoi cantieri un palazzo fatiscente, in fase di demolizione (con un muro in comune con un edificio ancora abitato), subisce un drammatico crollo, due operai muoiono, un bambino resta ferito perdendo le gambe. Scoppia lo scandalo. Né l’impegno del consigliere dell’opposizione De Vita, né il suo stesso partito riescono a fermare Nottola che l’avrà vinta su tutti, sarà eletto assessore all’edilizia e, con la benedizione del vescovo, darà inizio alla nuova speculazione.

«Quello è l’oro oggi. E chi te lo dà? Il commercio? L’industria? L’avvenire industriale del Mezzogiorno, sì! Investili i tuoi soldi in una fabbrica: sindacati, rivendicazioni, scioperi, cassa malattia. Ti fanno venire l’infarto cu sti’ cose.» (Edoardo Nottola)
(sintesi da wikipedia.it)