Francesco d’Assisi

di Liliana Cavani, Italia – 1966 – Biografico, b/n

Sceneggiatura: Liliana Cavani e Tullio Pinelli
Interpreti: Lou Castel, Riccardo Cucciolla, Giancarlo Sbragia, Ludmilla Lvova, Maria Grazia Marescalchi, Marco Bellocchio, Kenneth Belton, Giuseppe Campodifiori, Riccardo Bernardini, Mino Bellei, …
Consulenza storica: Boris Ulianich

Primo film prodotto dalla Rai e primo film prodotto da Leo Pescarolo, trasmesso in due puntate il 6 e l’8 maggio 1996. Nel 2007, con il contributo del Mibac, la pellicola è stata restaurata grazie alle più aggiornate tecnologie digitali, per colmare la perdita di definizione nel passaggio al 35mm e per permettere la riparazione delle scene gravemente danneggiate.

Vita di Francesco (Assisi 1182-1226), figlio del mercante Pietro di Bernardone. Esordio nel lungometraggio di L. Cavani, suddiviso in capitoli. Rosselliniano (e pasoliniano) nello slancio, nella spoglia energia stilistica, è caratterizzato da un’estrema fisicità che si manifesta soprattutto nel denudamento: dei corpi, delle scenografie, dei paesaggi e assiduamente sostenuto da un assillo teso all’invenzione di una mitologia del personaggio che s’oppone a quella della dolciastra tradizione agiografica sia popolare sia dannunziana. (da Il Morandini)

Dalla gioiosa spensieratezza dei giochi d’arme e dalle vivaci e chiassose baldorie con gli amici di Assisi, Francesco passa bruscamente all’esperienza del campo di battaglia. In una notte insonne dopo un sanguinoso scontro, medita sugli orrori della guerra e sulle situazioni di ingiustizia di cui era stato occasionale e passivo testimone. Tornato a casa decide di cambiar vita per vivere come Cristo. Si congeda dai genitori: il padre non crede alla sua vocazione religiosa e la madre stessa, tenera e affettuosa, non capisce. La sua scelta della povertà dà scandalo, ma Francesco è pervaso da una gioia profonda: è convinto che opponendo all’orgoglio l’umiltà e all’egoismo la carità si possa riformare il mondo. Alla Porziuncola lo raggiungono due antichi compagni, Bernardo e Pietro e altri ancora. Per poter predicare vanno a Roma da Papa Innocenzo III; il Pontefice approva la prima regola francescana; il Cardinale Colonna sarà il loro garante. Ormai i frati possono darsi alla predicazione, i cui frutti non tardano. Per attuare integralmente gli insegnamenti Chiara si accinge a dar vita a una comunità femminile a San Damiano. Passano gli anni. I seguaci ormai sono centinaia: alcuni di essi chiedono delle precise norme scritte e il Cardinale Colonna lo invita a dar loro ascolto. Francesco allora lascia il suo posto a Pietro; si ritira in solitudine ad Assisi e detta a Leone la nuova regola ricavata interamente dal Vangelo. Questa regola è rifinita da alcuni frati perché ritenuta troppo aspra. Francesco è deluso, ma Chiara lo rincuora. Ormai gravemente malato e quasi cieco, allorché sente la fine, vuole essere adagiato in terra nudo. Il transito avviene il 4 ottobre 1226. (www.cinematografo.it)

Film d’esordio della Cavani, dopo una lunga esperienza come regista di documentari televisivi, rilegge in chiave laica la vita del santo, interpretato da Lou Castel (protagonista l’anno precedente de I pugni in tasca di Marco Bellocciho) che assurge a simbolo dell’anticonformismo e della ribellione politica e sociale che animerà il Sessantotto, solo due anni dopo l’uscita del film ed è rappresentato come un ribelle al potere e all’ordine costituito. [...] (www.italica.rai.it)

commento
Questa biografia andrebbe rivista ogni 4 ottobre. Ammirevole, infatti, non tanto per qualità tecnica quanto per povertà di mezzi, una povertà davvero francescana, che trae la sua forza dalla più assoluta semplicità. Atmosfere dismesse, musiche “del silenzio”, voci sussurrate. Il volto ingenuo di Lou Castel trasmette bene il suo messaggio di carità, per quanto l’incultura sia un tantino esagerata a paragone del vero Francesco. Bene anche il Bernardone di Sbragia, misto di durezza e di intimo dolore. Poco evidenziato, purtroppo, l’amore per la natura ad esclusivo vantaggio dei rapporti umani, tutti centrati sulla timida sottomissione di Francesco, il cui rifiuto a qualsiasi dottrina è rivolto contro i sapienti che allontanano l’uomo dall’istintiva compassione. Indovinata pure la parola “arroganza” nel criticare l’eccessivo zelo di povertà, quasi che l’ostentazione della più estrema indigenza sia paradossalmente sinonimo di presunzione: tale sospetto non manca di essere evidenziato dalla Cavani, cui fa da antidoto l’ottima decisione di rinunciare alle stimmate miracolose, sostituite da un evasivo “non mi vuole nemmeno far vedere le mani”. Francesco più uomo che santo, dunque, superando ogni stereotipato cliché [...]. (mondolariano su cinerepublic.film.tv.it)