You, the living – Du levande

di Roy Andersson, Sve/Ger/Fra, 2007, commedia

trama – In una città  scandinava perennemente grigia, una serie di esperienze tragicomiche si intreccia con i sogni di alcuni personaggi, sogni che appaiono di volta in volta come momenti liberatori o come fonte di ulteriori angosce; tutto ciò in attesa che dal cielo arrivi, forse, e chissà  perché, una misteriosa formazione di bombardieri.

Minimalismo nordico
Ritagli di un poco accogliente e per nulla sorridente ambiente urbano, ridotto ai minimi termini. Cielo grigio. Mura grigie. Luminosità fioca. Figure umane altrettanto spente ma con rigurgiti di inopinata vitalità, che si aggirano nelle strade, negli interni di case geometriche e spoglie, in luoghi di ritrovo che comunicano tristezza al primo sguardo. Le tonalità smorte di uno scenario quanto mai scarno, essenziale, si prestano ottimamente alle brevi parentesi grottesche, alle fulminanti parabole. L’universo poetico di Roy Andersson, con tutto il suo carico di malinconie contagiose, di humour cinico e beffardo, di piccole invenzioni a ridosso di una messinscena incredibilmente raggelata, passa dai piagnistei della punkettona che si sente trascurata da tutti, alle ripetute disavventure di un’improbabile banda musicale e dei suoi anziani componenti, attraversando mille altre solitudini. Con un sorriso che assomiglia sempre più ad una smorfia disincantata, a una riflessione pirandelliana sulle piccole miserie umane. In alcuni casi si passa da una realtà, comunque deformata, al piano del sogno, in cui si materializzano angosce o speranze. Gag segnate dal gusto per la camera fissa e dal sapore slapstick, segni di contiguità con l’estetica del muto, sfacciatamente demodé, d’impronta minimalista, a volte inclini al surreale. (sintesi da  Stefano Coccia, www.spietati.it)