Rachel sta per sposarsi – Rachel getting married

di Jonathan Demme, USA, 2008, drammatico

Uscita dal centro di riabilitazione per partecipare al matrimonio della sorella maggiore, Kym travolge l’apparente pace familiare con la sua problematica esuberanza. Tra riunioni di tossicodipendenti anonimi, preparativi nuziali, incomprensioni e liti, affronterà il drammatico episodio che ha segnato la vita di tutta la famiglia. Kym è una ragazza interrotta che per anni ha vissuto segregata nei centri di recupero, dai quali è entrata e uscita ripetutamente. Per espiare la colpa si è costruita una gabbia nell’inferno della dipendenza. “Pulita” da nove mesi e decisa a rientrare in casa e riprendersi l’affetto della famiglia, si piazza al centro della scena, sotto le luci dei riflettori, noncurante del “momento” di Rachel. Tuttavia, di fronte all’ostilità della sorella, subisce poco alla volta un cambiamento e lascia che il tormento di una vita venga finalmente a galla. Figura negativa al limite della ripugnanza, Kym ottiene l’empatia dello spettatore solo nel momento in cui si apre al prossimo e a se stessa nel tentativo di lasciarsi alle spalle la colpa e condividerla.
Nel trasporre sul grande schermo la sceneggiatura di Jenny Lumet, figlia del celebre Sidney, Demme sceglie la linea dell’onestà documentaristica come cifra stilistica e la compassione come strumento per avvicinarsi alla storia di Kym. Macchina da presa alla mano, segue la protagonista con uno sguardo paterno, nel presumibile tentativo di proteggerla dal suo dramma personale e lungo il sofferto percorso, senza mai spettacolarizzare il dolore e senza renderlo fine a se stesso. I momenti estremamente intensi e infausti sono alleggeriti da episodi ilari e domestici (la gara tra suocero e genero su chi dei due carichi in minor tempo la lavastoviglie) in nome dell’autenticità. (mymovies.it)

commento
Un film in cui ogni personaggio emerge con la propria storia che si intreccia alle problematiche vicende della protagonista, che proprio in occasione di una riunione familiare scopre che più che con la riabilitazione assisitita, uscire dalla dipendenza significa accettare e conoscere le ragioni dell’altro, modificando la propria visione autocentrata e individualistica.

La frase: “La misura di una vita bella non è data da quanto tu sia amato, ma da quanto amore sei riuscito a dare