L’uomo che verrà

di Giorgio Diritti, Italia, 2009, Drammatico/Storico

Con sguardo onesto e tocco garbato, Diritti narra una delle stragi più abominevoli della storia – quella di Marzabotto, dove vennero trucidati quasi 800 civili – scegliendo di raccontarla attraverso i silenzi di Martina, attraverso i suoi occhi puri, attraverso la sua innocenza. Le parole lasciano il posto alle immagini, sempre bellissime e penetranti, sia quando indugiano sui volti contadini segnati dalla sofferenza e dai sacrifici, sia quando la telecamera riprende a campo largo l’innocenza della terra e il suo splendore. Pur avendo una vena documentaristica, il film (girato interamente in dialetto) più che puntare ad essere rigidamente storico, rimane in equilibrio armonico tra realismo e poesia, entrando nella dimensione dell’intimo, dell’umano, e sceglie una rappresentazione del male non necessariamente vestita con uniforme nazista, evitando così facili moralismi e banalità. La condanna, infatti, è per la guerra tutta, figlia dell’ignoranza e della paura (“siamo ciò che ci hanno insegnato”, dice un ufficiale tedesco), madre di distruzione e violenza, e inutile risposta ai problemi del mondo.
All’uomo che verrà, il compito di cambiarlo… (di Riccardo Rizzo, www.cinemadelsilenzio.it)