Le vite degli altri – Das Leben der Anderen

di Florian Henckel von Donnersmarck, Germania, 2006

Nel raccontare la storia di un funzionario della Stasi, incaricato di indagare nella Berlino del 1984 sulla lealtà al regime DDR di un famoso drammaturgo nazionale, il regista pone il quesito etico della scelta individuale all’interno di un sistema di regime. Si può essere indifferenti di fronte al dolore e all’ingiustizia con l’alibi dell’obbedienza alle regole? Si solleva la delicata questione della responsabilità personale che travalica ruoli e schieramenti. La lealtà e la dignità non sembrano così essere qualità ascrivibili alle sole vittime (che anzi talvolta finiscono per scegliere sulla base della propria convenienza). Il tema della comprensione e della conoscenza dell’altro viene visto attraverso la progressiva presa di coscienza della vita delle persone controllate da parte del protagonista, sino alla capacità di mettersi al loro posto, provarne le sofferenze, condividerne le speranze, scoprendo lo spazio della propria possibilità di scegliere proprio laddove apparentemente diciamo non esservene. Addirittura: conoscendo davvero l’altro qualcosa spinge a volerne il bene.