Tredici variazioni sul tema

di Jill Sprecher, Usa, 2001

C’è nel vasto panorama cinematografico americano un orticello coltivato dagli autori indipendenti, lontani dalle grandi produzioni e dai contratti miliardari delle majors. Lì vivono e proliferano piccoli-grandi film che nulla hanno a che vedere con le tematiche care a Hollywood. Tra questi c’è un film insolito e originale: Tredici variazioni sul tema. Diretto dalla regista americana Jill Sprecher che lo ha scritto insieme alla sorella Karen, il film prende spunto da una riflessione di Jill nata dopo aver subito una rapina a New York, le bastò il sorriso di una sconosciuto per affrontare con ottimismo una situazione negativa e da lì nacque una sua considerazione sulla felicità. A ispirarla maggiormente fu, inoltre, la lettura del libro di Bertrand Russel The Conquest of Happiness, un libro che parla di tutti quegli ostacoli che si frappongono al raggiungimento della felicità. Da qui è nata la storia del film che è, al di là del titolo piuttosto enigmatico, una meditazione complessa e poetica sul destino e la natura stessa della felicità.
Per scavare nell’animo dei protagonisti alla ricerca del successo o annoiati dalla routine quotidiana, la regista crea un gruppo di individui che non si conoscono, sperduti come sono nella megalopoli di New York, ma che sono uniti da un filo comune e da esperienze negative. C’è l’uomo di mezza età (John Turturro) che decide di colpo di cambiare la vita, una donna (Amy Irving) che si trova a fare i conti con l’infedeltà del marito, un uomo d’affari, roso dall’invidia verso un suo collaboratore sempre allegro, e ancora un borioso avvocato orgoglioso dei suoi successi forensi e infine una ragazza piena di ottimismo sempre in attesa di un miracolo. Tutti colti nel caos e nella solitudine della vita newyorchese. “Tredici variazioni sul tema”, racconta, con allegria e sentimento, cinque diverse storie che si intrecciano tra loro, legate da un invisibile filo rosso e che dimostrano come ogni nostra singola azione ha la possibilità di cambiare la vita degli altri. “Qual è la cosa più spaventosa della vita?- scriveva Daudet – Una grande felicità” e Flaubert “La felicità è una cosa mostruosa e coloro che la cercano ne sono puniti”. La felicità – frase più volte citata nel film- sorride ad alcuni e ride di altri. Quante volte la nostra felicità è causa dell’altrui infelicità? E quante volte le nostre azioni influiscono sulla vita di altri? Jill Sprecher, laureata in filosofia all’Università del Wisconsin, ha messo nel suo film tutte queste problematiche e vuole farci capire che anche in un tunnel oscuro, una luce che illumini il percorso la si trova sempre, basta cercarla. La regista si serve dell’asciutta recitazione di John Turturro e Alan Arkin e di una narrazione abilmente costruita che attraversa il tempo per tornare indietro su se stessa, offrendo allo spettatore uno sguardo insolito sul passato, presente e futuro di ogni personaggio. E se la felicità può sembrare una chimera, esiste in ognuno di noi la speranza.