The Big Question

di Francesco Cabras e Alberto Molinari, Italia, 2004, documentario

Il film documentario The Big Question diretto da Francesco Cabras e Alberto Molinari è il primo documentario italiano distribuito nelle sale degli Stati Uniti; pur avendo riscosso un reale successo in trenta festival internazionali (primo premio Sun Valley Film Festival Idaho 2006, AFI Festival, Jerusalem FF), The Big Question in Italia non è stato distribuito nelle sale italiane.
The Big Question è un lavoro dalla storia produttiva complessa: né backstage né documentario nell’accezione comune del termine, il film è stato girato sul set di un altro film The Passion di Mel Gibson usato come microcosmo e contenitore umano. Gibson dopo averlo prodotto con la sua casa di produzione Icon, blocca il film, ne impedisce la visione e lo censura per quasi un anno a causa di divergenze teologiche sui contenuti dell’opera. Successivamente, a seguito di lunghe trattative, decide finalmente di liberarlo senza chiedere tagli, per rispetto di un lavoro che sotto il profilo artistico aveva comunque apprezzato profondamente. Francesco Cabras interpretava nel suo film la parte del ladrone cattivo Gesmas.
Subito selezionato dall’American Film Institute Festival di Los Angeles, The Big Question colpisce Andrew Herwitz (ex agente di Michael Moore per ‘Farehnait’), tanto da acquistarne i diritti di vendita, successivamente ceduti a ThinkFilm, la distribuzione americana indipendente più autorevole di documentari d’autore (Oscar lo scorso anno con Born into Brothels).
Tema del film di Cabras e Molinari è la ricerca personale del divino nell’essere umano. The Big Question è stato girato tra Matera e Roma e ha tra i suoi protagonisti Monica Bellucci, Mel Gibson ma soprattutto comparse e figuranti lucane e romane. L’opera si ispira a Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini.

commento
È un film che entra nel vivo della vita spirituale dell’uomo da un punto di vista etico-religioso, un documento che  contemporaneamente, tocca chi è in cerca, il “der Suchende (colui che cerca)” di Hesse, che è ben tratteggiato e delineato in questo umile, negli intenti, ma grande nel risultato, documentario.
Domande chiare e passionali toccano la sfera del divino, visto con gli occhi di tutti, dal bambino all’emarginato, dallo straniero all’anziano, rappresentati da coloro che hanno preso parte al set di The Passion, girato in Basilicata.
Infiniti spunti, riflessioni edificanti di cui sarebbe riduttivo parlare senza una visione dell’opera. Di grande qualità la scelta sonora musicale, la fotografia, e le risposte degli intervistati, da Monica Bellucci e Mel Gibson all’ultima comparsa. Ognuno, come in un magico presepe, dà il proprio contributo affinché questa pellicola diventi poesia esistenziale. È davvero sorprendente come un’opera possa al contempo essere esteticamente godibile e confortante per l’anima.

le frasi
Una teoria di frasi indimenticabili: “…più sei ricco, accumuli e più diventi pesante, mentre con la spiritualità più accumuli e più diventi leggero”.
Anche il tema della morte diviene poesia, se nella tradizione Sioux si traduce con: “Andare a Casa”.
Forse non dovrebbe stupire che alla domanda se Dio sia maschio o femmina le risposte migliori provengano dai bambini: “Se fosse femmina si sarebbe chiamata Dia” (una bambina), “Per creare un bambino c’è bisogno di un papà e di una mamma, Dio quindi, che ci ha creati, è nello stesso tempo Mamma e Papà” (un bambino). In ebraico, dice un gesuita, Dio significa “colui che ha l’utero”.
E come non soffermarsi sulla risposta profonda, incredibilmente densa alla domanda, “cos’è la religione?”: “Tutte le religioni incontrano i loro limiti, la spiritualità la supera”, o sulla commovente affermazione di una vecchia comparsa circa la preghiera “Quando stai in difficoltà, o chiami Mamma o Gesù”, espressione di un attaccamento semplice, amorevole?
E ancora tante altre risposte. Quella toccante di Gibson sulla felicità: “… tutti cerchiamo la felicità … ma qui non c’è sempre … ma dentro la cerchiamo … c’è un posto dove c’è e siamo stati fatti per andare là …”. L’altra, sull’unicità della fede: “ … possono pregare Maometto, Gesù, Mosè, ma tutti pregano con la fede. La stessa fede.”. Qualcun’altro si dispera con i genitori che non gli hanno mai parlato della fede, e ora naviga nel buio esistenziale.
Un uomo, un povero vecchio, alla domanda sul miracolo, afferma con fervore che “il miracolo è stata quest’avventura che è la vita, un tetto, il mangiare …”.
Un film dal carattere edificante, anche solo a fini puramente psicologici e “anti depressivi”. È Una ventata di purezza e di essenziale ottimismo nella vita e in quello che la sottende. La celebrazione alla tolleranza religiosa,  alla possibilità di interrogarsi senza bigottismi o pregiudizi, racchiusa nella frase di un uomo che dice: “Ho smesso di bere da quando non cerco di convertire o contrastare nessuno. Ascolto solo”.

le domande del film
1 «Chi è Dio per te?»
2 «Quando hai maturato la spiritualità al di là delle sovrastrutture?»
3 «L’arcobaleno. Ovvero: Se fossi nato dall’altra parte del pianeta, avresti abbracciato un’altra fede?»
4 «Perché nelle maggiori religioni le incarnazioni del divino sono sempre maschili?»;«Dio è maschio o femmina?»
5 «E’ la sofferenza l’unica via per la salvezza?»«Cosa succede dopo la morte?»
6 «Cosa pensi della religione?»
7 «Hai mai percepito visceralmente la presenza divina?»
8 «Come preghi?»
9 «Credi nei miracoli?»
10 «Cosa succede dopo la morte?»
11 «Come spiegheresti Dio a tuo figlio?»