Le tre sepolture – The Three Burials of Melquiades Estrada

di Tommy Lee Jones, Usa/Francia, 2005, drammatico

Tommy Lee Jones, attore, si sposta dietro la macchina da presa per dirigere una storia realistica e metaforica insieme, un western moderno che mostra la brutalità e la connivenza della polizia texana con le guardie di frontiera ai danni dei clandestini messicani, sotto-persone che non hanno diritto né alla giustizia, né ad una sepoltura. Così, quando viene trovato ucciso Melquiades Estrada, cowboy messicano irregolare, la polizia locale non ci pensa neanche a cercare l’assassino. Non importa che tipo di persona sia stato Estrada in vita, è un messicano, un immigrato illegale, avrebbe potuto venir ucciso durante la traversata della frontiera e anche allora nessuno si sarebbe preso la briga di perseguire il suo omicida. Non la pensa così Pete, texano dai lineamenti scolpiti, legato da sincera amicizia con il defunto, deciso a riportare il suo corpo in Messico, come gli aveva promesso tempo prima. Con loro andrà anche Mike, guardia di frontiera, autore dell’accidentale omicidio, rapito e ammanettato da Pete, costretto a vestire i panni, non solo in senso metaforico, della sua vittima. Tutto il film è percorso da continue contrapposizioni: Texas e Messico, americani e immigrati, buoni e cattivi… la struttura stessa della pellicola è divisa nettamente a metà: nella prima parte vengono descritti i personaggi attraverso brevi flash, con una narrazione cronologicamente non lineare, dominata da colori freddi. Nella seconda, sicuramente la più bella visivamente, si assiste al road movie vero e proprio, il racconto diventa lineare e le scene hanno un ampio respiro, i colori si fanno squillanti e accesi. Antitetiche, fin troppo schematiche, sono anche le personalità dei due protagonisti: mentre il messicano è uomo buono e timido, un sognatore alla Don Chisciotte, capace di regalare il suo miglior cavallo a un amico, il gringo è un essere umano abbietto, senza sentimenti, incapace di amare, bravissimo Berry Pepper a rendere tutte le sfumature di questo personaggio fino al suo strazio finale. Lee Jones è riuscito a costruire un film solido, con sprazzi di humor nero e alcune sequenze bellissime, in particolare nella seconda parte, dove l’elemento descrittivo lascia posto ad una narrazione più sfumata ed evocativa.
(sintesi da Elisa Giulidori, http://filmup.leonardo.it)

Le tre mappe di Hymenes o delle utopie

Tre mondi. Tre mondi a confronto: l’America dei pionieri, quella dura, di Ford e dei primi western, gli eroi dai volti scavati dal sole, un mondo che è sparito da un pezzo e rimane Pete, un texano fondamentalmente solo, a non essersene accorto. La sua visione del mondo ingenua, fatta di un’etica naif e della voglia di dare fiducia agli uomini semplici. Ma così non è, perché l’amico, il “buono”, la vittima è solo in terra straniera e il suo desiderio di essere accettato lo induce a mentire, a ricostruire il suo passato, simboleggiato nello scarabocchio di una mappa inventata, caricatura di un american dream fatto di famiglia, bambini, natura e selvaggia bellezza dei luoghi. Tutto questo è nei sogni dei due amici, ma la realtà è l’alloggio di lamiera del poliziotto di frontiera che, con la sua vita da white trash, emarginato, si consola accoppiandosi furiosamente con la moglie, mentre il televisore va ininterrottamente. La realtà è che spesso gli immigrati clandestini sparano. E per non finire ucciso, il frontaliere spara. Non crede più nel sogno dell’amicizia tra uomini.

L’altro e le sue mappe. Inizia così un viaggio travagliatissimo e difficile, perché la mappa di nessuno dei tre pare funzionare. Il poliziotto scopre che il mondo non è bidimensionale come lo schermo televisivo. Il texano che la mappa del suo amico non conduce in nessun luogo e forse nemmeno la sua. Fino a che punto può arrivare l’amicizia? Si può uccidere un vecchio cieco che ce lo chiede per non morire di solitudine? Si può torturare un nemico fino a fargli rischiare la vita per il morso di un serpente a sonagli? E il Messico è davvero la terra dei sogni verso cui tornare? Esiste Hymenes, lo splendido pueblo posato sull’ansa di un fiume? Tutto rischia di crollare.

Oltrepassare la frontiera in cerca della verità senza smarrirsi. Ma infine ognuno ritrova qualche certezza. Un assassino si pente sinceramente dopo aver visto le macerie del mondo oltre frontiera. Un mucchio di rovine pietrose può tornare a essere un luogo da ricordare sulle cartine, e un messicano ucciso per sbaglio può trovare finalmente la sua Patria e la sua degna sepoltura. C’è un luogo dove è possibile incontrarsi, basta essere disposti a lasciar andare le proprie mappe scadute.