A torto o a ragione

di Istvan Szabó, Austria, Francia, Germania, Gb, 2001

Wilhelm Furtwängler, il direttore d’orchestra più illustre della sua generazione, viene convocato di fronte al Comitato Americano per la Denazificazione. Benché scagionato da tutte le accuse, il suo nome rimane macchiato dalla sua collaborazione con i nazisti.
Dopo la presa del potere di Hitler nel 1933, molti artisti ebrei furono costretti ad abbandonare la Germania. Altri, per protesta, scelsero volontariamente la strada dell’esilio. Furtwängler decise di restare. Se da una parte egli aiutò a mettere in salvo molti musicisti ebrei, dall’altra egli rappresentò una delle più ragguardevoli personalità del mondo della cultura nazista.
(www.kataweb.it)

Ma chi aveva torto, chi aveva ragione? E’ così facile separare il bene dal male? No, non lo è. Neppure nei casi che sembrano più facili: giudicare chi rimase in Germania, negli anni del nazismo, e non ne fu certo una vittima. Come Wilhelm Furtwangler, il direttore d’orchestra preferito da Hitler. Uno dei più bravi direttori d’orchestra di tutto il secolo, certo: ma anche quello che suonò per il compleanno del Fuhrer. Furtwangler non prese mai una pistola in mano. Per questo è innocente? Dove finisce la responsabilità individuale?
Il film di Istvàn Szabò prova a rispondere raccontando non la storia di Furtwangler, ma il braccio di ferro che si svolse fra lui e l’ufficiale americano incaricato di indagare sulle responsabilità di Furtwangler, su quanto fosse stretto il suo coinvolgimento col Reich.
(Giovanni Bogani in www.kataweb.it)
Riflessione: Non sempre è possibile separare le ragioni dai torti. E in questo film la ragione sembra passare sovente dalla parte del torto. I fini giustificano i mezzi con cui viene perseguita la “verità”?