I Cento Passi

di Marco Tulliio Giordana, Italia, 2000

Cento passi dividono la casa di Peppino Impastato da quella di Tano Badalamenti, il boss del paese siciliano di Cinisi. Ma questi cento passi Peppino non li vuole fare, è un ragazzo intelligente, curioso, vivace. Per lui la vita è libertà, è sogno, è speranza di cambiare il mondo per renderlo migliore. Con questa consapevolezza Peppino decide di sottrarsi alla logica dell’omertà che accomuna chi è nato e vissuto a Cinisi. Complici in questa scelta audace ma determinata saranno anche i tempi: con alcuni coetanei fonda un giornale, un circolo, organizza mostre fotografiche dove si mostrano gli effetti delle speculazioni, crea ‘Radio Aut’ dalle cui frequenze libere accusa personaggi considerati intoccabili.
Peppino continua a lottare, ma nel corso degli anni l’atmosfera per lui diventerà incandescente e la sua battaglia lo trascinerà verso una tragica e misteriosa fine. È il 1978. Solo vent’anni dopo l’assassinio, la Procura di Palermo ha rinviato a giudizio Badalamenti come mandante. Il processo non si è ancora svolto. Dice il regista: «Questo non è un film sulla mafia, non appartiene al genere. È piuttosto un film sull’energia, sulla voglia di costruire, sull’ immaginazione e la felicità di un gruppo di ragazzi che hanno osato guardare il cielo e sfidare il mondo nell’illusione di cambiarlo. È un film sul conflitto familiare, sull’amore e la disillusione, sulla vergogna di appartenere a uno stesso sangue».
(da Cinema ferroviario, Udine)

Brano del film sulla bellezza

«Uno potrebbe pensare che la Natura vince sempre, che è ancora più forte dell’uomo. E invece non è così. In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere. Fanno queste case schifose, con le finestre in alluminio, con i mattoni vivi… i balconcini… La gente ci va ad abitare e ci mette le tendine, i gerani, la televisione… Dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio: c’è, esiste. Nessuno si ricorda più di com’era prima. Non ci vuole niente. Non ci vuole niente a distruggere la bellezza.»
«Ho capito, ma… allora?”
«Eh, allora, invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e sti fesserie, bisognerebbe ricordare alla gente che cos’è la bellezza. Aiutarla a riconoscerla, a difenderla.»
«La bellezza?»
«La bellezza. E’ importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.»