Tutti indietro

di Laura Boldrini, Rizzoli, 2010

Chi sono i migranti che tentano di entrare in Italia? Perché non restano nei loro paesi? Dobbiamo averne paura? È giusto respingerli? Oggi si tende a considerare tutti i migranti allo stesso modo, mettendoli indistintamente nel grande calderone degli immigrati clandestini. Ma che cosa si conosce di queste persone e delle loro difficili esistenze? Non abbastanza, è l’avviso dell’autrice. E poiché i mezzi di informazione offrono troppo poco spazio per restituire all’opinione pubblica l’altra faccia degli sbarchi e del dramma che c’è dietro, diventa facile strumentalizzare la situazione e trasformare queste storie in paura. Anche i rifugiati in cerca di una via di scampo da guerre e persecuzioni finiscono per essere percepiti come minaccia alla sicurezza. Un tragico equivoco che mette in discussione i principi di solidarietà e di diritto che hanno da sempre caratterizzato la società italiana. In questo libro Laura Boldrini, portavoce dell’UNHRC, risponde ai pregiudizi e alle paure con la verità. Racconta, attraverso la sua esperienza sul campo, quello che succede davvero nei cosiddetti viaggi della speranza, nella fuga verso la pace e la sicurezza; parla di chi presta soccorso nel Mediterraneo, spesso rischiando in prima persona, e rivela anche un’Italia poco conosciuta, quella che all’orrore resiste con l’umanità. Un’Italia in cui, nel quotidiano, si realizza in modo spontaneo e quasi inconsapevole l’integrazione che invece spesso per le istituzioni rimane un obiettivo astratto.

Sayed ha vent’anni. A undici è dovuto scappare dall’Afghanistan, lasciando la madre e la propria casa, per fuggire a chi lo voleva costringere a combattere con i talebani. È arrivato in Italia dopo nove anni di viaggio, tra stenti e periodi di prigionia, trattato in modo disumano. Quella di Sayed è solo una delle tante storie raccolte da Laura Boldrini nella sua lunga esperienza in prima linea.

Laura Boldrini è la portavoce in Italia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), organismo dell’Onu che conta 50 milioni di rifugiati assistiti, seimila impiegati e 278 uffici in 111 paesi, oltre a due Nobel per la Pace presi nel 1954 e nel 1981.