Discorso sulla dignità dell’uomo

di Pico della Mirandola, a cura di Francesco Bausi, Guanda, 2003

Alla Oratio de hominis dignitate Giovanni Pico della Mirandola intendeva affidare il ruolo di solenne prolusione alle novecento Tesi filosofiche (o Conclusiones) da sottoporre a pubblica discussione a Roma nel gennaio del 1487. Il progetto però non giunse in porto, anzi rischiò di travolgere rovinosamente il filosofo stesso, coinvolto in un’inchiesta papale che condannò tredici proposizioni pichiane, costringendolo a scrivere un’Apologia autodifensiva e, infine, a fuggire in Francia. Così la fama di Pico riposa oggi in gran parte proprio su questo Discorso sulla dignità dell’uomo, nel quale molti autorevoli interpreti hanno voluto vedere l’esaltazione di un’antropologia tutta ‘terrena’ e l’elogio di una ‘libertà’ umana intesa come assoluta e relativistica autodeterminazione; tanto che l’Oratio è diventata, e ancora è da alcuni considerata, un manifesto dell’Umanesimo e della modernità.
La presente edizione critica, curata da Francesco Bausi e con testo a fronte, libera l’Oratio dalla cappa di questa e delle altre letture attualizzanti e colloca l’operetta all’interno tanto della complessiva produzione pichiana, quanto del genere, cui essa appartiene, della prolusione accademica. L’Oratio, così privata della sua apparente carica ‘sovversiva’, si rivela un testo concepito in funzione delle Conclusiones che si risolve in un’appassionata esaltazione della ricerca filosofica alla quale è demandato il compito di indirizzare rettamente quel libero arbitrio in cui consiste la dignitas umana; e, grazie alla capillare annotazione qui allestita, vengono messi in luce gli autentici suoi motivi ispiratori, tutti riconducibili alla più tradizionale apologetica cristiana, cui il giovanissimo Pico intendeva mostrasi pienamente fedele proprio quando presentava al pubblico dei dotti, nella città dei papi, l’ardita e monumentale costruzione filosofica delle sue novecento Tesi.