La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca

di Enrico Deaglio, Feltrinelli, 1991

Corredate da un’intervista allo stesso Perlasca, le pagine focalizzano principalmente il periodo tra il 1944 e il ’45, quando Perlasca si trova nella Budapest occupata dai tedeschi, mettendone in luce l’azione straordinaria, quella di un uomo solo che, aiutato da uno sparuto gruppo di persone, sforna documenti falsi, organizza e difende otto “case rifugio”, trova cibo, strappa ragazzi dai “treni della morte” di Adolf Eichmann, inganna nazisti tedeschi e ungheresi.
Dal racconto emerge la figura di un organizzatore geniale e di un magnifico ‘impostore’, ma anche lo spessore di un uomo coerente ai propri ideali che, tornato a casa, decide di non raccontare a nessuno quanto aveva compiuto. Un silenzio che, come lui stesso replica a Deaglio che gli domanda il motivo che l’aveva spinto a compiere un’azione così straordinaria, trova ragione in una ‘banale’ ma non scontata domanda: “Lei, che cosa avrebbe fatto al mio posto?”.
Il libro è disponibile anche in edizione scolastica (Feltrinelli/Loescher), ed è stato tradotto in numerose lingue: inglese, ungherese, spagnolo e tedesco.