Responsabilità Civica e Psicologia della Convivenza

di Adriano Zamperini, Franco Angeli, Milano, 2005

Anche quest’ultimo lavoro curato da Adriano Zamperini, si aggiunge all’impegno di tutta la sua attività di docente universitario e ricercatore, finalizzato a ricucire, attraverso la psicologia sociale, le trame sfilacciate di una società che subisce più che governare l’evoluzione dei tempi e i suoi mutamenti.
La convivenza che caratterizza ogni sfera di vita appare oggi sempre più precaria e conflittuale, situazione generata da molteplici ragioni ed aggravata sicuramente dal declino di una “cultura civica” che non è più in grado di trasmettere alle nuove generazioni i valori della convivenza civile.
In un contesto pubblico sempre più diversificato culturalmente, la Scuola può avere un ruolo cruciale nel creare le condizioni favorevoli per l’incontro tra le diversità culturali e, nello svolgere questo compito, può proporre nuove direzioni alla convivenza sociale. Tra segregazione e assimilazione può essere individuata una terza via non incentrata sulla negazione dei significati culturali e identitari d’origine, bensì orientata alla costruzione di nuovi mondi comuni in grado di ospitare le diversità, senza che queste vengano percepite come minaccia ma, al contrario, molto più come risorsa.
Il ruolo che la psicologia sociale può svolgere in tale ambito consiste nel creare uno spazio per l’incontro tra gruppi inizialmente in conflitto o con reciproci pregiudizi e discriminazioni, permettendo alla Scuola di assumere un ruolo privilegiato per avviare l’innesco di una riconfigurazione culturale, capace di avviare un processo di costruzione per una cittadinanza interculturale. Scuola e Psicologia, quindi, unite attraverso una sinergia di competenze, intenti e saperi in grado di garantire spazi formativi aperti, capaci insieme di affrontare le nuove sfide educative e di consentire così la crescita di cittadini più attenti e responsabili verso i bisogni altrui.

L’attuale processo di globalizzazione infatti, offre all’individuo sempre più slegato dal proprio contesto territoriale, la possibilità di scegliere tra forme di identità e di appartenenza diversi che variano dal locale al globale, con la conseguenza di destoricizzare la persona, costringendola ad assumere espedienti adattativi sempre più precari e labili.
Spesso, tutto questo si traduce nell’espressione di un disagio che si concretizza poi proprio in quei fatti di cronaca che quotidianamente osserviamo: ragazzi che per noia picchiano immigrati; bambini che prevaricano e maltrattano i loro compagni; ragazzi che rubano motorini e cellulari ai coetanei; ecc… Tutti fenomeni che hanno permesso al termine di “bullismo” di diventare parte del lessico di tutti i giorni.
Il libro, attraverso riflessioni teoriche e interventi realizzati nelle scuole, evidenzia il valore del legame e della qualità delle relazioni, viste come risorse essenziali per costruire convivenza e decostruire le ostilità, a fronte dell’affermarsi di una logica che premia unicamente il possesso di beni come unica possibilità per affermare se stessi e dichiarare al mondo “il chi sono”. (Marco Inghilleri, www.terapiasistemica.info)