Psicologia dell’inerzia e della solidarietà

di Adriano Zamperini, Piccola Biblioteca Einaudi, 2001

Quali sono le possibili reazioni dell’individuo che si trova a essere vittima, spettatore o corresponsabile di una manifestazione di aggressività o di un episodio di violenza, di qualcosa che “esplode” in modo anomalo e incontrollato rispetto alla vita sociale?
Affrontare il tema della psicologia dell’inerzia e della solidarietà degli spettatori di atti di violenza significa allontanarsi da un’idea di rassicurazione e andare oltre le vicende storiche, spesso asservite a una commemorazione che rischia di collocare in una lontananza temporale e psicologica avvenimenti che invece continuano a essere ben presenti nella nostra epoca. Attenzione per l’attualità e dimensione teoretica s’intrecciano di continuo nel libro di Zamperini che, per la particolarità dell’argomento trattato e la ricchezza della letteratura scientifica ripercorsa, diventa uno strumento fondamentale per gli studiosi di psicologia ma non solo. L’analisi delle reazioni e dei comportamenti di chi si trova ad essere testimone di violenze e atrocità collettive, considerata in rapporto alle situazioni e ai contesti sociali, diventa materiale indispensabile per aiutarci a capire gli enigmi e i dilemmi del comportamento umano e per acquisire conoscenze che diventino strumento di prevenzione e cambiamento.
“Tra sé e altro non c’è allora un campo minato dall’odio ma una relazione che permette di alleviare le difficoltà e sofferenze altrui, attraverso l’esercizio di una responsabilità dell’attenzione e della cura in grado di percorrere le distanze arbitrariamente create da ogni nazionalismo autoritario che pianifica e attua atrocità collettive”.


Indice – Sommario
Introduzione. I. Relazioni di indifferenza e di solidarietà. II. Lo spettatore nella psicologia sociale. III. Prima dell’(in)azione. IV. La costruzione sociale del sistema simbolico e normativo. V. La costruzione sociale del contatto con l’altro. VI. Ruolo e potere degli spettatori. VII. La responsabilità della solidarietà.

Prefazione / Introduzione
Aprendo la prima pagina di un libro, sovente l’attenzione del lettore è attratta da una breve citazione, collocata abitualmente in alto a destra, che l’autore ha scelto per introdurre la sua opera. Si tratta di una frase che richiama il soggetto del suo lavoro o che comunque evoca una serie di elementi ad esso associati. E come se l’autore sentisse l’esigenza di segnalare al lettore, attraverso un messaggio vivido, che cosa lo aspetta nelle pagine successive; una specie di finestra che permette di gettare uno sguardo sui contenuti del volume. Anche questo libro non sfugge a tale consuetudine. In luogo di una citazione letteraria il lettore trova però due fotografie. Dato l’argomento trattato, capace di rendere opache le parole usate per descriverlo, si è preferito, almeno nell’introduzione, utilizzare il potere delle immagini. Cercando di tradurre i concetti in rappresentazioni iconiche, l’intento era quello di consentire allo sguardo, di per sé fugace, di diventare visione.
La prima fotografia è stata scattata a Sarajevo durante la “pulizia etnica” che ha sconvolto la Bosnia Erzegovina. Quando si parla di questi tragici avvenimenti, la mente corre immediatamente a immagini di violenza e atrocità d’ogni sorta, diffuse in tutto il mondo dai mass media. La fotografia ritrae invece un momento della vita quotidiana di Sarajevo, città a lungo assediata e bombardata, dove uomini ‘e donne strenuamente hanno resistito non solo alle dirette e drammatiche conseguenze della guerra militare ma anche a un’altra e forse più crudele guerra: l’attacco alla convivenza.