Se l’arte è gratis

di Clara Caroli, La Repubblica, 22 settembre 2010

Al via oggi la sesta edizione del festival dell’anima
dedicato quest’anno al superamento della logica del profitto
“La ricerca ossessiva del denaro ci fa rattrappire il cuore”

Vacis e Ossola aprono Torino Spiritualità

«SA COS’ È, di questi tempi, quello che ci fa rattrappire il cuore? Sono i soldi, la ricerca continua e ossessiva del denaro. Intendiamoci, il denaro serve a vivere con dignità. Ma l’accumulo di soldi per il consumo di beni non necessari è ben altra cosa». Sul tema della gratuità e su quello delle perversioni che il mondo contemporaneo ha costruito sul suo contrario, l’avidità, l’egoismo, interviene Gabriele Vacis, che di Torino Spiritualità è stato uno dei fondatori, chiamato oggi ad aprire il festival con un dialogo con letture, dal bel titolo «Per l’onore dell’ animo umano», che lo vede confrontarsi con il critico letterario e filologo Carlo Ossola. «Un altro di Settimo, come me – dice il regista – gente seria e tosta che si occupa solo di cose serie e toste». Serio e tosto è di sicuro l’incontro di stasera (alle 21 al Circolo dei Lettori) che ha come numi Sant’Agostino e Ignacio de Loyola.

Vacis, come nasce questo insolito tandem?
«Nasce dal libro di Ossola, Il continente interiore (Marsilio, ndr), che invita a ristabilire l’unità tra mente e corpo. Finché restiamo scissi siamo condannati ad essere infelici. Sono allievo di Grotowski, conosco la teoria dell’unità e della sintesi. E in fondo dare corpo alle emozioni è l’essenza stessa del teatro».

Una sorta di pratica yoga?
«Sì, ma che si rifà alla tradizione occidentale. Anche Ignacio de Loyola, sulla via aperta da Sant’Agostino, propone esercizi spirituali e di visualizzazione che non sono poi così lontani da quelli della meditazione buddhista, con la differenza che hanno per oggetto madonne e immagini sacre. Ma insegna comunque a guardare con gli occhi della mente».

Che struttura avrà il dialogo?
«Seguirà gli spunti offerti da tre letture. Una da Pinocchio di Collodi sul tema del dono, una dai Tre racconti di Flaubert sull’abbandono, e una da un racconto del russo Leskov, Lo stupidello, sul tema del perdono. Il personaggio di Leskov è un “idiota” meno nobile e complicato di quello di Dostoevskij, uno che ci rimette sempre ma non si stanca mai di rimetterci».

Parlerete anche della gratuità dell’arte?
«Con i tagli alla cultura la gratuità dell’arte è diventata un obbligo. Ma questa situazione coercitiva può stimolare alcune riflessioni».

Il problema sono sempre i soldi, insomma.
«Sì. O perché sono troppi o perché sono troppo pochi. Leggevo tempo fa che Bill Gates e Steve Jobs volevano convincere i ricconi americani a donare in beneficenza metà dei loro beni. Si dovrebbe lanciare la proposta anche in Italia. È necessario riequilibrare le ricchezze. Non ha senso che Marchionne guadagni quattrocento volte più di uno dei suoi operai».

Neopauperista anche lei?
«Credo che ci sia una sostanziale differenza tra la povertà e la miseria. La povertà è un obiettivo. È semplicità, sobrietà. La miseria è disperazione, è dover rinunciare a ciò che è necessario a condurre una vita dignitosa. Credo che una maggiore sobrietà farebbe bene».

Anche alla cultura?
«Anche alla cultura. La sobrietà è l’ essenza degli ambienti culturali, mentre lo sfarzo appartiene alle corti. E il problema è proprio questo, a Torino e in Italia. Che ci sono le corti. E le corti hanno bisogno di cerimonie e pompa magna».