Papà è un mafioso, lo rinneghiamo

Sotto Sopra, blog sociale a cura di Angelo Mastrandrea, il manifesto.it, 28 luglio 2010

In questi giorni si celebra il 18° anniversario della morte di Paolo Borsellino e decidiamo di onorare la sua memoria, quali figli di un imputato per mafia, testimoniando la nostra indignazione per lo scempio che del nostro nome ha fatto nostro padre e chiedendo scusa a quanti sono stati direttamente o indirettamente colpiti dalla sua azione criminosa. Questo noi facciamo per dimostrare che la verità rende liberi; che l’amore e la testimonianza di uomini giusti sono in grado persino di rompere le barriere dell’omertà e il muro di quel marcio e malinteso senso dell’onore e della famiglia che tanto e tutto giustifica.
E in primo luogo chiediamo scusa ai cittadini mazaresi, quelli onesti, che ogni mattina sperimentano la fatica di una vita dignitosa, senza padroni né padrini. Ecco, noi vogliamo dire a tutti che l’esempio di uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci ha reso capaci di riconoscere ancora l’onore e la dignità vera di una vita vissuta onestamente, di superare l’equivoco della solidarietà familiare e chiamare le cose con il loro nome: mafia. E scusate se con l’occasione vogliamo ricordare l’esempio di uomini miti e giusti, ma a voi tutti sconosciuti, quali sono stati i nostri nonni Francesco e Giuseppe che oggi non ci sono più e che rimangono il vero senso della nostra origine e che ci danno la forza di tenere la testa alta e di lottare per riabilitare il nostro nome. Sappiamo, facendo questo, di rappresentare anche la voce di altri nostri cari, che per pudore mantengono il riserbo e che vivono in mestizia il dolore per tanta vergogna. Chiediamo ancora scusa a tutti per lui: la mafia è solo una “montagna di merda”… anche quella che incontrate ogni giorno dentro il bar e sorridente vi invita a condividere un caffè, con quella sconvolgente normalità del male che avvolge la quotidianità della nostra terra. Voglia essere questo il nostro piccolo contributo di testimonianza e di resistenza alla Sicilia onesta. Grazie Paolo, grazie Giovanni: gli unici uomini d’onore che riconosciamo.
Francesco, Alessandro e Dario Sucameli

L’uomo che Francesco, Alessandro e Dario non nominano mai è il padre: Pino Sucameli, architetto, 62 anni, fino al maggio 2007 insospettabile dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Mazara. Accusato d’aver favorito la latitanza di due boss mafiosi, si scoprì che aveva partecipato anche al summit organizzato dal capomafia Mariano Agate, presente anche Totò Riina, in cui si definì la strategia stragista di Cosa Nostra. Coinvolto nel filone mafia-massoneria, condannato anche per lo scandalo eolico di Mazara e per traffico internazionale per droga, è attualmente detenuto.