Il valore del merito nelle società moderne

di John Goldthorpe, La Repubblica, 25 maggio 2008, cronaca

John Goldthorpe, Sociologo britannico ha insegnato a Oxford e Cambridge. Si è occupato soprattutto di stratificazione sociale e mobilità, sociologia del sistema scolastico e sociologia dell’economia politica.
è al Festival dell’ Economia venerdì 30 maggio con l’intervento ”Il mercato premia il merito?” di cui riportiamo un estratto

Dobbiamo l’idea di meritocrazia al sociologo britannico Michael Young che nel 1958 pubblicò il saggio The Rise of Meritocracy in cui immaginava una società nella quale il merito, definito “IQ più sforzo”, era attestato dal rendimento scolastico. In una meritocrazia coloro che riportano cattivi risultati tenderanno a essere considerati non meritevoli di qualcosa di meglio e loro stessi tenderanno a considerarsi allo stesso modo. Se il merito è la cosa più importante, allora coloro che non ne hanno saranno lasciati, secondo Young, “moralmente nudi”. Negli Stati Uniti, invece, l’idea della meritocrazia fu utilizzata in senso positivo da parte di un gruppo di liberal, tra cui Daniel Bell, che videro in essa un modo per rispondere a quegli argomenti egualitari che consideravano eccessivamente “socialisti”. Importanti, a questo proposito, erano non soltanto le differenze relative alle doti naturali, ma anche quelle di carattere morale: ad esempio, la differenza nel grado di diligenza, perseveranza e iniziativa. Perciò, si sosteneva, se si potesse imporre un elevato grado di uguaglianza delle opportunità – specialmente relative all’istruzione – e se la selezione sociale si fondasse soprattutto sull’istruzione, allora l’ineguaglianza dei risultati – reddito, ricchezza, condizione – si potrebbe giustificare. In questo modo, si potrebbe realizzare una “giusta meritocrazia”. In anni più recenti, questa concezione positiva della meritocrazia dall’America è tornata in Europa e viene spesso esibita come elemento chiave dell’ideologia dei partiti, sia di centro-sinistra che di centro-destra. Mi chiedo quanto sia valida l’analisi proposta da Bell. Che prove ci sono per sostenere che le società moderne stanno diventando meritocrazie basate sull’istruzione? Sorgono tre interrogativi. Per prima cosa, è la maggiore eguaglianza delle opportunità formative, le sempre maggiori capacità scolastiche dei ragazzi, più che la loro origine sociale, a determinare il livello dei risultati scolastici? Non c’è dubbio che in tutte le società moderne, l’ampliamento dell’offerta formativa consente a un numero sempre maggiore di ragazzi provenienti da tutti gli ambienti sociali di raggiungere livelli di istruzione più elevati. Ma ciò non implica di per sé un’evoluzione verso una meritocrazia basata sull’istruzione e, in effetti, vi sono prove che indicano che ciò non sta avvenendo. In Gran Bretagna, la carriera scolastica dei ragazzi non è influenzata soltanto dalla loro capacità scolastica:l’ambiente sociale svolge ancora un ruolo importante. Passiamo al secondo interrogativo. Il titolo di studio riveste un’importanza sempre maggiore nel determinare il tipo di impiego che otterrà un individuo e, di conseguenza, la sua posizione sociale? Per gran parte del XX secolo, il rapporto tra istruzione e posizione sociale ha avuto la tendenza a rafforzarsi. Ma, nel corso degli ultimi decenni, si è indebolito. Perciò, la risposta al secondo interrogativo, come al primo, deve suggerire che non si sta verificando un costante spostamento verso la meritocrazia basata sull’istruzione. Infine, bisogna rispondere al terzo interrogativo: il titolo di studio riveste la stessa importanza nel determinare la posizione sociale di un individuo, qualunque sia la classe sociale da cui proviene? Ancora una volta, emergono le seguenti conclusioni: primo, la classe di origine continua ad avere effetti sulla classe di destinazione, anche tenendo conto dell’istruzione. In secondo luogo, si verifica un effetto di interazione. Più la classe di origine di un individuo è privilegiata, meno è importante la sua istruzione nel determinare dove egli andrà a collocarsi all’interno della struttura di classe. Riassumendo, le prove attualmente disponibili gettano molti dubbi sull’idea di un inevitabile avvicinamento a una meritocrazia basata sull’istruzione.
(traduzione di Antonella Cesarini)