Finché non ti tireremo fuori

di Massimo Gramellini, La Stampa, “Buongiorno”, 20 dicembre 2011

Aryann Smith, qui sarebbe Arianna Rossi, perde il filo, scivola sul ghiaccio e viene investita da un pullman che un autista distratto trascina per cinque metri prima di accorgersi che c’è qualcosa di vivo sotto le ruote. L’agente Peck, della contea di Salt Lake City, striscia accanto alla ragazza. Arianna ha le gambe schiacciate e la faccia nascosta dal sangue, ma è ancora viva. Il poliziotto telefona ai vigili del fuoco, eppure sa che potrebbero arrivare tardi, se lui nel frattempo non sarà riuscito a tenerle il cuore in caldo con un gesto profondamente umano. Come prenderle la mano e sussurrare: «I’ll stay until we get you out». Resterò qui finché non ti tireremo fuori.

Poi Arianna si è salvata, l’agente Peck è diventato un eroe nazionale e la sua spremuta di umanità è fra le più lette del mondo intero. Forse perché, col linguaggio dei simboli, parla al subconscio di tutti. Anche noi come Arianna siamo finiti sotto il pullman, un po’ per colpa nostra e molto per l’irresponsabilità di chi era al volante. Siamo feriti ma vivi e possiamo ancora salvarci, se qualcuno avrà la forza di stendersi accanto a noi e tenerci la mano, sussurrando quelle parole. Resterò qui finché non ti tireremo fuori.