Appello di Napolitano “Serve più sobrietà”

La Repubblica, 7 ottobre 2011

Il presidente della Repubblica in visita in Valle d’Aosta e Piemonte. Appello a “individuare nuove strade per vivere uniti, in modo più solidale”. E a “tener viva la dignità della politica”. Invito alla prudenza sul federalismo: “Esperienza unica, ma non è un miracolo”

CUNEO – Nuovo monito del presidente della Repubblica, in visita in questi giorni in Valle d’Aosta e Piemonte. “Oggi nel mondo ci sono nuovi equilibri. Noi dobbiamo individuare nuove strade per vivere uniti, in modo più solidale, più sobrio”, ha detto Giorgio Napolitano nel suo intervento all’incontro con le autorità locali di Cuneo. “Anche se oggi può sembrare assurdo parlare di sobrietà e umiltà – ha aggiunto, incoraggiato dagli applausi. Può sembrare assurdo, ma non dobbiamo avere paura a richiamarci a questi valori che sono i migliori della nostra lunga storia”.

Per comprendere le sfide che dobbiamo fronteggiare, ha proseguito il capo dello Stato, dobbiamo innanzitutto capire quanto è cambiato il mondo negli ultimi 10-20 anni: “Dobbiamo dircelo francamente, come lo ha detto il presidente americano Barack Obama: abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, abbiamo costruito il nostro benessere mentre milioni di uomini venivano esclusi dalla competizione economica mondiale. Oggi ci sono nuovi protagonisti nell’economia mondiale. Quello che ci potevano permettere, non ce lo possiamo più permettere”.

Teniamo viva la dignità della politica”. In chiusura del suo accorato intervento, durante il quale per ben tre volte il presidente ha dovuto interrompersi per l’emozione, Napolitano è tornato sul rapporto tra politica e cittadini. E ha lanciato un appello: “Teniamo viva la dignità della politica. Diamo il nostro contributo a rilanciarla e a riabilitarla”.

Un tema che il presidente della Repubblica aveva già toccato nei giorni scorsi e che ha toccato anche in mattinata, in un incontro con giovani amministratori ad Aosta. “La politica è un’attività entusiasmante se siamo tutti noi a farla. Se si dice, come fanno alcuni, che ‘è una cosa sporca’, e poi si lascia fare agli altri, gli altri poi veramente la fanno sporca – ha sottolineato il capo dello Stato – La politica dovrebbe passare ai volontari, come è avvenuto nelle Forze Armate, e bisogna studiare per farla”. E ancora: “Non bisogna demonizzare chi decide di dedicare una parte della vita alla politica. La politica viene scelta soprattutto per vocazione. È vero che chi fa politica per molti anni, chi assume una responsabilità politica ne fa un lavoro, ma la politica non è una cosa sporca se una volta eletti si opera nell’interesse generale”.

“Bisogna abbandonare faziosità e contrapposizioni cieche”, ha detto il presidente per ristabilire il clima di “cooperazione ad uno straordinario sforzo collettivo che negli anni ’50 produsse il grande balzo” del boom economico. Un’esperienza, quella del governo Pella, che il capo dello Stato aveva già richiamato ieri a Biella. “Io c’ero in quella stagione – ha ricordato – C’erano dure lotte politiche, polemiche aspre e anche qualche scontro fisico. Ma c’erano unità e concordia sui grandi obiettivi comuni. Unità e concordia non significa assenza di divergenze e competizione. In quegli anni il segreto è stato che tutti hanno cooperato ad uno straordinario sforzo collettivo. Ciò ha permesso il balzo in avanti”. E come esempio, Napolitano ha citato la costruzione dell’Autostrada del Sole, realizzata in soli otto anni e salutata come un’opera che unì il Paese, una grande opera “che tutti sentirono come un obiettivo da realizzare nell’interesse di tutti”. Oggi – ha concluso – abbiamo bisogno di ristabilire un clima di quel genere. Dobbiamo fare tutti la nostra parte e l’Italia tornerà a parlare con la sua voce autorevole nel contesto europeo”.

Federalismo e Mezzogiorno. Ad Aosta, Napolitano ha parlato anche di federalismo: quello fiscale che si vuole realizzare in Italia è un’esperienza unica in Europa, è utile ma “darne una interpretazione miracolistica è sbagliato” e complica la sua attuazione che richiede tenacia e pazienza e non una strategia “a zig zag”.
“Non c’è una parte del Paese che possa inalberare la bandiera della virtù scaricando sull’altra parte del Paese l’infamia del vizio”, ha aggiunto il presidente introducendo la questione del Sud. “Ci sono molte cose da correggere in tutte le parti del Paese. Non c’è dubbio, però che nel Mezzogiorno non si possa dire ‘continuate a trasferire tutte le risorse come avete fatto fino ad oggi e noi continuiamo a gestirle come abbiamo fatto finora’”. Questo perché nel Mezzogiorno ci sono stati troppi “sprechi”, troppe risorse nazionali “non sono state gestite bene, e in molti casi quelle europee sono rimaste inutilizzate”. Napolitano ha rimarcato che “questi costi non possono essere più sostenuti, occorre un ripensamento profondo, non si può continuare come prima”. “Siamo inadempienti – prosegue – Si deve avere innanzitutto l’idea di una strategia per il Mezzogiorno. Non si tratta di ‘cifrare’ soltanto un certo numero di miliardi che si suppone siano a disposizione del Mezzogiorno, si tratta di avere una visione di un possibile sviluppo in tempi determinati dell’economia e della società meridionale”.

Napolitano cita Bankitalia quando sostiene che non si può immaginare uno sviluppo più intenso dell’economia senza l’apporto del Sud. Ricorda che il Fondo monetario internazionale ha appena sottolineato come la crescita degli ultimi anni in Italia sia stata ‘deludente’, ma un’inversione di tendenza, un ritmo ottimale di crescita del 3% “è irraggiungibile se non si mettono in campo risorse e potenzialità soprattutto come capitale umano di cui il Mezzogiorno dispone”. Ciò non esime il Sud dall’obbligo di affrontare comunque una politica di rigore e di lotta agli sprechi.

Poteri presidenziali. Nel suo intervento davanti ai giovani amministratori Napolitano ha detto anche di non ritenere “che il presidente della Repubblica abbia bisogno di maggiori poteri di quelli che ha adesso”. “Non c’è nessuna concreta esigenza di attribuire ulteriori poteri che finirebbero per alterarne la figura non credo tuttavia che questa sia una figura pleonastica”, ha argomentato. Quindi una battuta ironica su chi considera che il compito del presidente sia soprattutto di presenziare a cerimoniali: “Farei una vita molto più tranquilla se dovessi soltanto tagliare nastri”. Ma Napolitano si dice anche soddisfatto del compito che gli spetta in qualità di presidente della Repubblica: “Mi trovo molto a mio agio in questa vocazione all’imparzialità, all’equilibrio e alla serenità”, che però, aggiunge, non è una vera e propria vocazione, ma il risultato di uno sforzo che si compie ogni giorno. “La serenità non è un dono di natura, ma si costruisce nella comprensione della funzione che si è stati chiamati a svolgere e dei suoi limiti, oltre che del suo contenuto”.